AIPROS per una Nuova Cultura della Prevenzione: dall’RSPP al REVISORE DELLA SICUREZZA

Loris Brizio, Coordinatore del Dipartimento Nazionale Salute e Sicurezza FABI nonché Consigliere del Direttivo AIPROS e Direttore Centro Formazione AIPROS, nel sottolineare i contenuti salienti scaturiti nel corso dell’evento tenutosi venerdì 3 luglio a Roma su “La figura del RSPP nel quadro della riforma del Decreto Legislativo n. 81 del 9 aprile 2008 e la proposta A.I.PRO.S. del REVISORE DELLA SICUREZZA”, traccia le direttrici per una Nuova Cultura della Prevenzione, firmata AIPROS.
Buona lettura!
VERSO UNA NUOVA CULTURA DELLA PREVENZIONE: AIPROS RILANCIA IL RUOLO DELL’RSPP E PROPONE IL REVISORE DELLA SICUREZZA
di Loris Brizio
Nella prestigiosa cornice dell’Antico Palazzo Rospigliosi, nel cuore del rione Esquilino, si è svolto il convegno promosso da A.I.PRO.S. dedicato alla riforma del Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, alla ridefinizione del ruolo del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione e alla proposta associativa di introdurre la figura del Revisore della Sicurezza. L’iniziativa ha rappresentato un momento di confronto particolarmente significativo per il mondo della prevenzione, chiamato oggi a misurarsi con un’evoluzione normativa, organizzativa e culturale che richiede strumenti più solidi, responsabilità più leggibili e competenze professionali sempre più qualificate.
La sede storica del Palazzo ha conferito ulteriore autorevolezza a un dibattito che non si è limitato all’analisi tecnica delle modifiche legislative, ma ha posto al centro una domanda più ampia: come costruire un sistema di sicurezza sul lavoro realmente maturo, verificabile, trasparente e fondato su professionalità riconoscibili. La partecipazione di RSPP, formatori, consulenti, giuristi, dirigenti aziendali e operatori provenienti da diverse regioni d’Italia ha confermato l’interesse crescente verso una prospettiva capace di superare l’adempimento formale e di orientare la prevenzione verso processi più efficaci e misurabili.
AIPROS: la Prevenzione diventa una dimensione strategica dell’organizzazione
Il tema assume particolare rilevanza in una fase storica nella quale la sicurezza sul lavoro non può più essere considerata un settore separato dalla gestione ordinaria dell’impresa. Le trasformazioni produttive, l’evoluzione tecnologica, la complessità delle filiere, la crescente articolazione degli appalti e la necessità di governare rischi emergenti impongono una lettura più integrata dei processi aziendali. In questo scenario, la prevenzione diventa una dimensione strategica dell’organizzazione, capace di incidere sulla qualità del lavoro, sulla continuità operativa, sulla reputazione dell’impresa e sulla tutela effettiva delle persone.
I temi del convegno AIPROS per una Nuova Cultura della Prevenzione
Il convegno ha quindi proposto una riflessione che va oltre la cronaca di un aggiornamento normativo. Al centro del confronto è emersa la necessità di ripensare il rapporto tra norma, competenza e responsabilità, evitando che la sicurezza venga ridotta a un apparato di procedure scollegate dalla vita reale dell’organizzazione. Una prevenzione efficace richiede infatti capacità di lettura dei contesti, continuità di controllo, coinvolgimento delle funzioni aziendali e disponibilità a misurare concretamente la qualità delle scelte adottate.
Il quadro della riforma: l’intervento di Marco Pugliese
L’apertura dei lavori è stata affidata al Dr. Marco Pugliese, Segretario Generale A.I.PRO.S., che ha introdotto il quadro generale della riforma del TUSL, evidenziandone le possibili ricadute sulle figure della prevenzione e, in particolare, sul ruolo dell’RSPP. Il suo intervento ha fornito una chiave di lettura sistemica, utile a collocare il cambiamento normativo all’interno di un processo più ampio di revisione dei modelli organizzativi, delle responsabilità professionali e degli strumenti di governo della sicurezza nelle imprese.
Nella relazione “RSPP e Revisore della Sicurezza: un confronto necessario nella prospettiva della riforma normativa”, Pugliese ha sottolineato come l’evoluzione del contesto imponga all’RSPP una funzione sempre meno riconducibile alla sola consulenza tecnica e sempre più orientata alla capacità di interpretare i processi aziendali, dialogare con le diverse funzioni dell’organizzazione e contribuire alla costruzione di un sistema prevenzionistico coerente. La riforma, in questa prospettiva, non appare come un mero aggiornamento legislativo, ma come un passaggio culturale che richiede maggiore chiarezza nei ruoli, maggiore qualità documentale e una più forte integrazione tra competenza tecnica, responsabilità gestionale e capacità di verifica.
In questo senso, l’RSPP si trova oggi al centro di una tensione evolutiva particolarmente significativa. Da un lato rimane una figura tecnica, chiamata a conoscere rischi, metodologie di valutazione, misure di prevenzione e protezione, obblighi documentali e prassi operative. Dall’altro lato, però, è sempre più chiamato a svolgere una funzione di raccordo tra la dimensione tecnico-specialistica e quella organizzativa, contribuendo alla costruzione di un linguaggio comune tra datore di lavoro, dirigenti, preposti, lavoratori, consulenti e organismi di vigilanza.
La relazione ha richiamato anche il tema della riconoscibilità professionale. L’evoluzione del quadro normativo, infatti, rende sempre meno sostenibile una concezione dell’RSPP come figura meramente accessoria o confinata alla produzione documentale. La qualità del servizio di prevenzione e protezione dipende dalla capacità di incidere sui processi decisionali, di portare evidenze tecniche nei luoghi in cui si assumono le scelte organizzative e di promuovere una cultura della responsabilità diffusa. In tale prospettiva, la riforma può diventare un’occasione per rafforzare non solo gli obblighi, ma anche la dignità professionale e la funzione strategica dell’RSPP.
Il Revisore della Sicurezza: la visione di Massimo Marrocco
Il cuore del convegno è stato rappresentato dall’intervento dell’Ing. Massimo Marrocco, Presidente A.I.PRO.S., che ha illustrato la proposta associativa relativa all’introduzione del Revisore della Sicurezza. La relazione ha posto al centro l’esigenza di una figura qualificata, autonoma e indipendente, capace di valutare con rigore tecnico la coerenza dei sistemi aziendali di prevenzione, la qualità delle misure adottate e l’effettiva capacità dell’organizzazione di governare i rischi in modo continuativo.
Nella relazione “Il Revisore della Sicurezza: la proposta A.I.PRO.S. per un sistema prevenzionistico più maturo, trasparente ed efficace”, Marrocco ha descritto il Revisore come un soggetto terzo, dotato di competenze specifiche e di una posizione funzionale idonea a garantire valutazioni obiettive. Tale figura, secondo la visione proposta, non avrebbe il compito di sovrapporsi alle responsabilità già previste dall’ordinamento, ma di rafforzare la credibilità del sistema attraverso attività di analisi, riscontro e verifica capaci di evidenziare punti di forza, criticità e margini di miglioramento.
La proposta è stata presentata come uno strumento per superare una visione della sicurezza intesa esclusivamente come insieme di obblighi documentali, favorendo invece un approccio basato sulla qualità sostanziale dei processi, sulla continuità del controllo e sulla trasparenza delle valutazioni. La platea ha riconosciuto in questa impostazione un possibile punto di svolta per la prevenzione in Italia, soprattutto perché introduce il tema della verifica indipendente come elemento di maturazione del sistema e non come ulteriore appesantimento burocratico.
Marrocco ha concluso richiamando una concezione dinamica della sicurezza, intesa come sistema vivo che deve essere alimentato da competenza, responsabilità, capacità di osservazione e volontà di miglioramento. In questa prospettiva, il Revisore della Sicurezza diventa una figura capace di accompagnare le organizzazioni verso una prevenzione più consapevole, più verificabile e più aderente alla complessità reale dei contesti produttivi.
Uno degli aspetti più rilevanti della proposta riguarda il rapporto tra revisione e miglioramento. Il Revisore della Sicurezza, nella prospettiva delineata, non dovrebbe essere percepito come una figura ispettiva orientata alla mera individuazione di mancanze, ma come un professionista capace di leggere l’organizzazione nel suo insieme, individuando coerenze e disallineamenti tra ciò che viene dichiarato nei documenti e ciò che accade effettivamente nei luoghi di lavoro. La sua funzione sarebbe quindi quella di contribuire a rendere più affidabile il sistema, aumentando la capacità dell’impresa di conoscere se stessa e di correggere tempestivamente le proprie fragilità.
La proposta A.I.PRO.S. si colloca inoltre in una prospettiva di responsabilità condivisa. In molte realtà aziendali, soprattutto nei contesti più complessi, la sicurezza nasce dall’interazione tra molteplici soggetti: chi definisce le strategie, chi organizza il lavoro, chi coordina le attività, chi svolge funzioni tecniche e chi opera quotidianamente nei reparti, nei cantieri, negli uffici o nei servizi. Una figura di revisione indipendente potrebbe aiutare a rendere più leggibile questa rete di responsabilità, evitando sovrapposizioni, zone d’ombra e interpretazioni meramente formali degli obblighi prevenzionistici.

La prospettiva giuridica: l’analisi dell’Avv. Giuliani
Il terzo intervento è stato affidato all’Avv. Angelo Giuliani, esperto in salute e sicurezza sul lavoro, che ha offerto una lettura giuridica della riforma del TUSL e delle sue possibili conseguenze applicative. Il suo contributo ha consentito di collegare il dibattito tecnico e associativo al quadro normativo di riferimento, chiarendo come l’evoluzione delle regole possa incidere sui comportamenti professionali, sui rapporti tra le diverse figure della prevenzione e sulle responsabilità di datori di lavoro, consulenti, RSPP e organismi di controllo.
L’analisi dell’Avv. Giuliani ha evidenziato l’importanza di disporre di strumenti interpretativi chiari e di prassi professionali documentabili, soprattutto in un contesto nel quale la sicurezza sul lavoro è sempre più valutata non solo in termini di rispetto formale degli obblighi, ma anche di efficacia sostanziale delle misure adottate. La dimensione giuridica ha quindi rafforzato l’idea che la riforma debba essere accompagnata da una crescita culturale e professionale, capace di rendere più coerente il rapporto tra norma, organizzazione e prevenzione concreta.
La riflessione giuridica ha inoltre posto in evidenza un nodo centrale: l’effettività della sicurezza non si misura esclusivamente sulla presenza di documenti, nomine o procedure, ma sulla loro capacità di orientare comportamenti concreti e decisioni coerenti. In sede di valutazione delle responsabilità, ciò che assume rilievo è sempre più spesso la dimostrazione di un sistema organizzato, vigilato, aggiornato e realmente funzionante. Da qui deriva l’importanza di professionalità in grado di produrre valutazioni tecnicamente fondate e di rendere tracciabile il percorso attraverso il quale l’organizzazione individua i rischi, definisce le misure e verifica la loro applicazione.
In questa prospettiva, la proposta del Revisore della Sicurezza può rappresentare anche uno strumento di presidio giuridico, purché sia definita con chiarezza nei suoi confini, nelle sue competenze e nei rapporti con le figure già previste dal sistema. L’autonomia del Revisore, la qualità del metodo adottato e la trasparenza delle risultanze diventano elementi essenziali per evitare ambiguità e per garantire che la nuova figura rafforzi, anziché complicare, l’architettura prevenzionistica esistente.
La proposta di revisione dovrà naturalmente misurarsi con il quadro delineato dalla recente ipotesi di riforma del Testo Unico, presentata lo scorso maggio dalla cosiddetta Commissione Sisto, destinata a incidere in modo significativo anche sul ruolo e sulle responsabilità dell’RSPP.
Formazione e competenze
A chiudere la sessione, lo scrivente Dr. Loris Brizio. Durante il mio intervento ho approfondito il ruolo della formazione all’interno del nuovo modello prevenzionistico delineato nel corso della giornata. L’intervento ha collegato l’introduzione del Revisore della Sicurezza alla necessità di costruire percorsi formativi avanzati, strutturati e verificabili, nei quali la competenza non sia considerata un requisito statico, ma il risultato di un processo continuo di apprendimento, aggiornamento, esperienza e valutazione.
Nella relazione “Verso un nuovo modello di competenza: la formazione come pilastro del Revisore della Sicurezza”, è stato evidenziato come la qualità formativa non possa esaurirsi nella trasmissione di contenuti normativi o tecnici. Essa deve piuttosto contribuire alla costruzione di professionalità solide, autonome e capaci di operare in scenari complessi, nei quali il professionista è chiamato a leggere i processi, valutare evidenze, comprendere le dinamiche organizzative e formulare giudizi tecnicamente fondati.
Le linee guida illustrate hanno richiamato l’importanza di integrare teoria, pratica, analisi di casi, valutazione delle competenze e accompagnamento professionale. Solo attraverso un modello formativo rigoroso e progressivo, infatti, il Revisore della Sicurezza potrà diventare una figura riconoscibile, credibile e realmente utile al sistema, capace di sostenere le imprese nel percorso verso una prevenzione più evoluta e meno dipendente da logiche puramente formali.
Il tema formativo assume quindi una portata decisiva. Se il Revisore della Sicurezza è chiamato a esprimere valutazioni indipendenti e qualificate, la sua preparazione non può essere limitata alla conoscenza della normativa o alla padronanza di singole tecniche di audit. Occorre un profilo professionale capace di integrare competenze giuridiche, tecniche, organizzative, comunicative e metodologiche. Il professionista dovrà saper analizzare documenti, osservare processi, condurre colloqui, interpretare indicatori, valutare evidenze e restituire all’organizzazione un quadro chiaro, motivato e utilizzabile per il miglioramento.
La formazione, in questo modello, non è soltanto un requisito di accesso, ma una garanzia di qualità del sistema. Essa deve consentire di costruire una comunità professionale dotata di criteri condivisi, linguaggi comuni e standard riconoscibili. La credibilità del Revisore della Sicurezza dipenderà infatti anche dalla capacità di dimostrare che le sue valutazioni non sono frutto di impressioni soggettive, ma di un metodo strutturato, documentabile e replicabile, fondato su evidenze e su una chiara responsabilità professionale.
Un sistema più maturo: dal controllo formale alla verifica sostanziale
Uno dei fili conduttori emersi durante il convegno è stato il superamento della contrapposizione tra adempimento e sostanza. Il rispetto degli obblighi resta naturalmente imprescindibile, ma non può essere considerato sufficiente se non si traduce in una reale capacità di prevenire incidenti, malattie professionali, disfunzioni organizzative e comportamenti non sicuri. La sicurezza matura nasce quando il sistema documentale, l’organizzazione del lavoro, la formazione, la vigilanza e il coinvolgimento dei lavoratori procedono in modo coerente e reciprocamente integrato.
La verifica sostanziale non significa aggiungere ulteriori livelli burocratici, ma interrogarsi sulla reale efficacia delle misure adottate. Significa chiedersi se la valutazione dei rischi descriva effettivamente il lavoro così come viene svolto, se le procedure siano comprese e applicabili, se la formazione produca consapevolezza, se la catena delle responsabilità sia chiara, se i preposti siano messi nelle condizioni di svolgere il proprio ruolo e se le segnalazioni provenienti dai lavoratori vengano ascoltate e trasformate in azioni di miglioramento.
In tale contesto, il Revisore della Sicurezza potrebbe assumere una funzione di garanzia metodologica, contribuendo a rendere più trasparente il passaggio dal documento alla realtà operativa. La sua presenza potrebbe favorire una cultura della misurazione e della responsabilità, nella quale le organizzazioni non si limitano a dichiarare di aver adempiuto, ma dimostrano di aver costruito un sistema capace di apprendere, correggersi e migliorare nel tempo.
Il valore associativo della proposta A.I.PRO.S.
La proposta presentata da A.I.PRO.S. assume un significato che va oltre il profilo tecnico della nuova figura. Essa testimonia il ruolo che le associazioni professionali possono svolgere nel processo di evoluzione del sistema prevenzionistico, offrendo luoghi di confronto, elaborazione e sintesi tra esperienze operative, riflessioni normative, bisogni delle imprese e aspettative dei professionisti. In un ambito complesso come quello della sicurezza sul lavoro, la qualità delle proposte dipende infatti dalla capacità di tenere insieme pratica quotidiana, visione strategica e conoscenza delle dinamiche legislative.
A.I.PRO.S., attraverso il convegno, ha mostrato la volontà di contribuire attivamente al dibattito nazionale, non limitandosi a registrare i cambiamenti in atto, ma proponendo una possibile direzione di sviluppo. Il valore dell’iniziativa risiede proprio nella capacità di porre domande concrete:
- Quali competenze servono per governare la sicurezza nelle organizzazioni contemporanee?
- Come si può rendere più efficace il ruolo dell’RSPP?
- In che modo una verifica indipendente può sostenere la qualità del sistema senza generare sovrapposizioni?
- Quali percorsi formativi possono garantire professionalità realmente adeguate?
Queste domande delineano un terreno di lavoro che richiederà ulteriori approfondimenti, confronti istituzionali, sperimentazioni operative e definizione di criteri condivisi. Tuttavia, il merito dell’iniziativa è quello di aver portato il tema al centro del dibattito, offrendo una prospettiva capace di unire rigore professionale e visione evolutiva. In questo senso, il Revisore della Sicurezza non è soltanto una figura da definire, ma anche un simbolo della necessità di innalzare la qualità complessiva della prevenzione.
AIPROS: Prospettive per il futuro
La giornata si è conclusa nella Sala Biblioteca dell’Antico Palazzo Rospigliosi, dove il confronto tecnico ha lasciato spazio a una riflessione più ampia sul futuro della sicurezza in Italia. Dalle relazioni è emersa una direttrice comune: rafforzare il sistema prevenzionistico attraverso competenze più solide, responsabilità più definite, strumenti di verifica più efficaci e una cultura professionale capace di leggere la sicurezza come valore organizzativo e non come semplice obbligo amministrativo.
In questo quadro, la proposta A.I.PRO.S. del Revisore della Sicurezza si configura come un possibile passaggio evolutivo del sistema. Non si tratta di introdurre un nuovo adempimento formale, ma di immaginare una figura capace di contribuire alla maturità organizzativa delle imprese, alla credibilità dei processi di prevenzione e alla capacità del sistema di misurare in modo più chiaro l’efficacia delle proprie scelte.
Il messaggio conclusivo ha richiamato la necessità di un impegno condiviso tra professionisti, formatori, imprese e istituzioni. La riforma del TUSL rappresenta infatti un’occasione per ripensare il ruolo dell’RSPP, valorizzare le competenze effettive, rendere più leggibili le responsabilità e costruire un modello di sicurezza più trasparente, responsabile e orientato al miglioramento continuo.
La discussione ha messo in luce anche l’importanza di un linguaggio comune tra i diversi attori del sistema. La sicurezza, per essere efficace, deve poter essere compresa, condivisa e praticata da tutti i livelli dell’organizzazione. Ciò richiede documenti chiari, ruoli ben definiti, flussi informativi ordinati e momenti di verifica capaci di trasformare le criticità in occasioni di apprendimento. La cultura della prevenzione non nasce infatti da un singolo adempimento, ma da una continuità di comportamenti, decisioni e responsabilità che attraversano l’intera vita aziendale.
In questa prospettiva, il percorso avviato all’Antico Palazzo Rospigliosi potrebbe rappresentare un laboratorio di idee per una nuova stagione della prevenzione. Una stagione nella quale
- l’RSPP sia valorizzato come professionista capace di incidere sui processi decisionali,
- il Revisore della Sicurezza sia pensato come figura di garanzia e miglioramento,
- e la formazione diventi il fondamento di competenze realmente spendibili nei contesti organizzativi più diversi.
Il convegno si è chiuso quindi non come un punto di arrivo, ma come l’avvio di un percorso di elaborazione e proposta.
La sfida di AIPROS per una Nuova Cultura della Prevenzione
La sfida indicata da A.I.PRO.S. è quella di tradurre la visione emersa nel dibattito in strumenti operativi, percorsi formativi qualificati, criteri di valutazione condivisi e pratiche professionali capaci di sostenere una sicurezza più matura, verificabile e realmente efficace, al servizio delle organizzazioni e della tutela concreta delle persone nei luoghi di lavoro.
La strada indicata richiederà equilibrio, gradualità e capacità di confronto. Ogni innovazione nel campo della sicurezza deve infatti evitare due rischi opposti: da un lato quello di restare una dichiarazione di principio priva di effetti concreti, dall’altro quello di tradursi in un ulteriore onere formale incapace di produrre valore. La sfida sarà quindi quella di costruire strumenti realmente utili, proporzionati, comprensibili e orientati alla qualità, in grado di rafforzare le imprese senza appesantirle e di sostenere i professionisti senza moltiplicare inutilmente le sovrastrutture.
Il valore più profondo emerso dal convegno è forse proprio questo: la sicurezza sul lavoro non può essere considerata un sistema statico, ma un campo in continua evoluzione, nel quale norme, competenze, responsabilità e cultura organizzativa devono procedere insieme. La proposta del Revisore della Sicurezza, il rafforzamento del ruolo dell’RSPP e l’investimento sulla formazione rappresentano tre direttrici complementari di uno stesso percorso, orientato a rendere la prevenzione più credibile, più misurabile e più vicina alla realtà dei luoghi di lavoro.
Nella foto in alto, da sinistra: Loris Brizio e Massimo Marrocco












