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ALTA SICUREZZA ANTINCENDIO nelle INDUSTRIE: i contenuti del Convegno Tecnico Scientifico

Alta Sicurezza Antincendio Siracusa - Contenuti

Dinanzi ad una folta e qualificata platea di progettisti, professionisti antincendio, security e safety managers si è svolto venerdì 10 aprile pomeriggio, presso la sede di Confindustria Siracusa, il convegno tecnico scientifico “ALTA SICUREZZA: Approcci e Soluzioni Innovative per la Sicurezza Antincendio nelle Industrie”.

Co-organizzato da S News, dall’Università degli Studi di Catania e dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Siracusa, il seminario ha visto l’apporto del Comando dei Vigili del Fuoco di Siracusa e di Confindustria Siracusa, i contributi di PASO e di HONEYWELL FIRE, e il supporto di STRANO.

L’elevato standing dei relatori e i contenuti approfonditi, circostanziati e tra loro consequenziali hanno ulteriormente sancito l’affermazione del format, che si staglia decisamente innovativo nell’ambito della formazione e della divulgazione della Sicurezza Antincendio.

In apertura i saluti istituzionali da parte di Confindustria, dell’Università degli Studi di Catania, dell’Ordine degli Ingegneri e del Presidente di Euralarm Peter Mita, hanno portato messaggi e spunti sul tema.

Peter Mita

Successivamente il Seminario è entrato nel vivo, presentando molti e approfonditi contenuti, che qui di seguito vengono condensati in una sorta di Atti del Convegno.

I Contenuti di ALTA SICUREZZA ANTINCENDIO nelle INDUSTRIE  

Da sinistra: Natalia Trapani, Domenico Maisano, Monica Bertolo, Salvatore Tafaro

La prima relazione del Convegno tecnico scientifico, moderato dalla scrivente Monica Bertolo, Direttore di S News, è stata a cura dell’ingegner Natalia Trapani, Professoressa associata di Impianti industriali meccanici, Dipartimento di Ingegneria Elettrica Elettronica e Informatica dell’Università di Catania, con lo speech dal titolo: LA SICUREZZA ANTINCENDIO NEGLI IMPIANTI INDUSTRIALI: APPROCCI SISTEMICI E GESTIONE DEL RISCHIO.
“La sicurezza antincendio negli impianti industriali – ha specificato l’accademica – non può essere ricondotta alla sola conformità normativa o alla corretta scelta di sistemi tecnici di protezione. La stessa normativa suggerisce ormai un approccio prestazionale e sistemico, che tenga conto delle imprescindibili interazioni tra le tecnologie, le misure di tipo organizzativo-gestionale e le richieste degli attori istituzionali, tipiche dei sistemi socio-tecnici. La complessità non deve tuttavia essere vista come un problema ma come un’opportunità per realizzare una valutazione dei rischi efficace nell’individuazione e mitigazione delle cause di fallimento del sistema di sicurezza (antincendio) nel ciclo di vita dell’impianto. Le strategie operative diventano input imprescindibile della progettazione, mentre la comunicazione strutturata con gli stakeholders rilevanti rappresenta la garanzia per l’adozione di modelli di governance della sicurezza antincendio in grado di intercettare i segnali precursori di eventi avversi”.

L’intervento successivo ha visto protagonista l’ingegner Domenico Maisano, Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco di Siracusa, con VIGILARE PER PREVENIRE: CONTROLLI, ISPEZIONI E NON CONFORMITÀ.
“Negli stabilimenti e nei contesti industriali soggetti al D.lgs 105/2015 – ha sottolineato il Comandante – l’entità dei danni associata ad un possibile evento incidentale può essere generalmente molto elevata, configurando fattispecie normalmente riconducibili alla nozione di ‘incidente rilevante’.
Ne consegue la necessità di orientare le strategie di sicurezza, finalizzate alla mitigazione del rischio – inteso, secondo l’accezione consolidata, come combinazione tra probabilità di accadimento e gravità delle conseguenze – verso un approccio incentrato sulla prevenzione, volto cioè alla riduzione della probabilità di accadimento di tali eventi incidentali.
In questo quadro, assumono particolare importanza sia gli strumenti di analisi e gestione adottati dai gestori degli stabilimenti, sia il sistema dei controlli e delle ispezioni, che coinvolge una pluralità di enti e si articola attraverso attività ispettive strutturate e coordinate.
Le ispezioni, svolte da organismi tecnici con competenze multidisciplinari, consentono di verificare nel concreto l’effettiva applicazione delle misure di sicurezza previste e di individuare eventuali criticità o scostamenti, favorendo il cosiddetto miglioramento continuo. Affinché le misure di prevenzione adottate mantengano nel tempo la loro efficacia, è indispensabile implementare un sistema strutturato di verifica e controllo. In questo contesto, le attività di vigilanza, controllo e ispezione assumono un valore determinante, non solo come strumenti di accertamento della conformità alle disposizioni normative vigenti, ma anche – e soprattutto – come meccanismi di garanzia e di ‘assicurazione’ del mantenimento degli standards di sicurezza”.

Al Comandante Maisano è seguito l’ingegner Salvatore Tafaro, già Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco di Catania, con LA METODOLOGIA “RISK BASED INSPECTION”: UN APPROCCIO GRADUALE AI PROGRAMMI DI MANUTENZIONE NEGLI IMPIANTI INDUSTRIALI.
“La RBI (Risk Based Inspection) – ha spiegato Tafaro – è una metodologia utilizzata soprattutto nel settore industriale (Oil&Gas, chimico e petrolchimico, energia, etc.) per definire il programma di ispezioni correlando le stesse (tipologia e frequenza) al livello di rischio valutato sulle apparecchiature, tubazioni, vessel, etc. (probabilità x conseguenza di guasto).
È noto che l’analisi del rischio industriale tende a conoscere quali siano le apparecchiature cosiddette ‘critiche’ e a stabilire la probabilità di collasso (L.O.C. – Loss Of Containment) dal quale deriveranno le eventuali conseguenze dell’incidente, in funzione delle variabili operative di processo (tipo fluido, pressione, portata, temperatura, etc.).
I vantaggi della metodologia R.B.I. sono innanzitutto quelli di focalizzare le parti di impianto/apparecchiature che hanno la necessità di una maggiore attenzione nei controlli rispetto ad altre, evitando così un trattamento uguale per tutti i componenti di impianto, soprattutto durate le operazioni di manutenzione, riducendo nel contempo anche i costi delle stesse e aumentando la durata residua delle apparecchiature.
La Risk Based Inspection muove i suoi primi passi fin dai primi anni 2000, quando l’API (American Petroleum Institute) pubblicò due standards (API RBI 580 e 581) il cui obiettivo era proprio quello di pianificare la programmazione dei controlli interni, delle ispezioni e delle manutenzioni, in modo proporzionato al livello di rischio valutato.
Volendo fare un parallelo con la normativa di prevenzione incendi attualmente in vigore, anche il Codice di Prevenzione Incendi (DM 3.8.2015 e ss.mm.ii.) ha una struttura di tipo prestazionale, che tiene gradualmente conto del livello di rischio d’incendio valutato all’interno dell’attività e quindi anche delle prestazioni minime da garantire per un sistema di gestione della sicurezza, in ordinario e in emergenza, che ha il compito di mantenere nel tempo un livello accettabile di sicurezza per i lavoratori”.

Da sinistra: Dario Nolli, Roberto Megazzini, Monica Bertolo, Claudio Borsani, Sebastiano Spampinato

Le attività seminariali del Convegno Tecnico Scientifico ALTA SICUREZZA ANTINCENDIO nelle INDUSTRIE sono proseguite con l’intervento UNA FOTOGRAFIA SULLA RIVELAZIONE AUTOMATICA D’INCENDIO ALLA LUCE DELLE NUOVE NORMATIVE PUBBLICATE dell’ingegner Dario Nolli, Consulente di Rivelazione Automatica d’Incendio e Coordinatore UNI GL 4 del CT 34.
Il relatore ha presentato le norme attuali riguardanti gli impianti di rivelazione automatica d’incendio, tra le quali la UNI 9795 riguardante la progettazione ed installazione con le modifiche apportate dall’edizione 2021 e la UNI 11744, pubblicata nell’aprile 2019, riguardante i toni codificati da impiegare per le segnalazioni di preallarme e allarme.
“Quest’ultima norma – ha evidenziato – è tanto importante quanto peraltro poco conosciuta malgrado sia inserita nel Codice di Prevenzione Incendi, nel Decreto del 3 settembre 2021 (Minicodice) e nel Decreto del 1° settembre 2021 (Decreto Controlli).
La UNI 9795 nella sua ultima edizione ha inserito il TR 11607 riguardante gli avvisatori acustici ed ottici e il TR 11694 riguardante i sistemi di aspirazione”.
Tra le nuove norme l’ing. Nolli ha indicato la UNI 11988, pubblicata nel settembre 2025 riguardante i sistemi EVAC.
Il relatore ha inoltre sottolineato la UNI 11224 riguardante il controllo iniziale e quello periodico edizione 2019, dando spazio anche alle novità che la sua revisione di prossima pubblicazione andrà ad apportare.
“I cambiamenti apportati – ha specificato – andranno a migliorare, correggere e semplificare taluni punti senza andare a modificare la struttura esistente”.

Si è parlato anche del TR 11924, riguardante le interfacce di comando dei sistemi di rivelazione verso i sistemi di protezione antincendio, parlando delle quattro possibili tipologie d’interfaccia.
È stato esaminato il Rapporto tecnico sviluppato grazie al lavoro svolto da più gruppi di lavoro dell’UNI CT 34 (GL 4 rivelazione incendio, GL 7 acqua, GL 8 estinguenti speciali e GL9 evacuazione fumo e calore) e pubblicato nel settembre 2023.
La presentazione si è conclusa con informazioni riguardanti i lavori europei relativi alla stesura di una norma per le VFD (Video Fire Detection) e andando a parlare della norma ISO in preparazione riguardante le Thermal Imaging Camera.

Quella presentata ad ALTA SICUREZZA è stata dunque “una fotografia che mostra in modo veloce, ma completo tutto il campo normativo ricadente su questo comparto tanto importante per la salvaguardia della vita umana”, ha concluso con la sua distintiva determinazione l’ingegner Nolli.

A lui è seguito l’ingegner Roberto Megazzini, Membro UNI, che da oltre 15 anni ricopre la funzione di Direzione Tecnico Commerciale in PASO S.p.A. Titolo del suo intervento LA VOCE DELLA SICUREZZA: EVOLUZIONE TECNICO NORMATIVA NEI SISTEMI EVAC (UNI EN 54-16, UNI EN 54-24, UNI 11988).
“Negli ultimi anni – ha spiegato Megazzini – la sicurezza antincendio ha vissuto in Italia una trasformazione profonda, guidata dall’esigenza di garantire comunicazioni più efficaci durante le emergenze. Al centro di questo cambiamento si collocano i sistemi di segnalazione allarme vocale (EVAC), oggi riconosciuti come strumenti fondamentali per una gestione dell’evacuazione rapida, ordinata e realmente protettiva per gli occupanti.
La nuova norma UNI 11988, in vigore dal 4 settembre 2025, rappresenta il punto di arrivo di questa evoluzione. Essa sostituisce la UNI ISO 7240‑19:2010 e armonizza l’intero impianto tecnico con le norme italiane UNI 9795:2021 e UNI 11224:2019. Si definiscono in modo puntuale i criteri per la pianificazione, progettazione, installazione, messa in servizio, manutenzione e modifica di un sistema EVAC, integrandoli nel più ampio progetto IRAI.
Oggi quindi, la progettazione di un sistema EVAC non è più un semplice esercizio tecnico, ma un processo che parte dagli obiettivi di sicurezza dell’attività, dalla valutazione del rischio incendio e dalla definizione del piano di gestione dell’emergenza”.
Il relatore ha anche approfondito i nuovi criteri di scelta dei componenti, le modalità di funzionamento, le priorità dei messaggi e la classificazione dei sistemi nelle cinque categorie V1÷V5, che definiscono il livello di automazione e di controllo vocale.
Un focus importante è stato dedicato ai tre livelli di sicurezza introdotti dalla norma, che stabiliscono la resilienza del sistema al primo guasto: dalla singola linea diffusori ai sistemi completamente ridondanti con intelligibilità garantita ≥ 0,45 STI (Livello III).
Non esiste una tecnologia perfetta, esistono solo soluzioni efficaci” ha precisato, e la scelta del livello di sicurezza deve essere coerente con la complessità dell’attività e con la Gestione della Sicurezza Antincendio (GSA) prevista dal Codice di Prevenzione Incendi.
L’intervento ha quindi offerto una panoramica completa dell’evoluzione normativa e delle implicazioni progettuali, con l’obiettivo di fornire ai professionisti strumenti concreti per progettare sistemi EVAC realmente efficaci e conformi alle nuove prescrizioni.

È stata quindi la volta del Business Development Manager Advanced Detection di Honeywell Fire Claudio Borsani con AFFIDABILITÀ DEI SISTEMI DI RIVELAZIONE INCENDI: SOLUZIONI PER L’INDUSTRIA AD ALTO RISCHIO.
“Negli ambienti di industria pesante (come acciaierie, centrali elettriche, cementifici o depositi di trattamento rifiuti) – ha specificato Borsani – la rivelazione incendio convenzionale spesso fallisce a causa di interferenze ambientali estreme. Polveri, vapori, fumi di processo, alte temperature e disturbi elettromagnetici creano scenari ostili, caratterizzati da un elevato tasso di allarmi impropri o, peggio, da mancate rivelazioni”.
Il suo intervento ha quindi offerto una veloce ma esaustiva panoramica sulle tecnologie avanzate di rivelazione ottica, focalizzandosi sull’integrazione sinergica tra rivelatori di fiamma e sistemi di termografia radiometrica.
Borsani ha infatti analizzato come superare le sfide ambientali tipiche, in cui la sola rilevazione fumo è inefficace ed ha approfondito le caratteristiche dei rivelatori di fiamma multi-spettro, capaci di distinguere una reale combustione da fonti di interferenza come saldature, lampade alogene o radiazione solare. La seconda parte dell’intervento si è concentrata sulla termografia, strumento fondamentale non solo per la rivelazione rapida, ma soprattutto per la prevenzione, identificando “punti caldi” (hotspot) anomali su macchinari, nastri trasportatori o stoccaggi, prima che si inneschi la fiamma.
La sessione ha quindi mostrato come progettare un sistema ibrido robusto, capace di gestire l’alto rischio di incendio, garantire l’affidabilità del segnale in tempo reale e ridurre i tempi di inattività produttiva, ottimizzando la sicurezza antincendio con soluzioni all’avanguardia.

Le attività seminariali di ALTA SICUREZZA ANTINCENDIO nelle INDUSTRIE si sono concluse con i contenuti dell’ingegner Sebastiano Spampinato, Responsabile del Supporto Tecnico Legale di ISAB. Titolo del suo speech SICUREZZA ANTINCENDIO IN UN SITO INDUSTRIALE AD ALTO RISCHIO: L’ESPERIENZA ISAB TRA PROGETTAZIONE DEGLI IMPIANTI E GESTIONE OPERATIVA DELLE EMERGENZE.
“La Direttiva Seveso, giunta nella sua III edizione – ha sottolineato l’ing. Spampinato – è stata recepita dal D.Lgs.105/2015. Lo scopo della direttiva è quello di dare disposizioni finalizzate a prevenire incidenti rilevanti connessi a determinate sostanze pericolose contenute negli stabilimenti e di limitarne le conseguenze per la salute umana e per l’ambiente. Di fatto per gli stabilimenti che rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva, sono dettati obblighi o adempimenti a carico del “Gestore” sia nella progettazione che nella gestione degli impianti a R.I.R.
In particolare per gli stabilimenti di soglia superiore è fatto obbligo al Gestore di redigere un rapporto di sicurezza (RDS). Nel RDS il gestore deve attuare la Politica di prevenzione degli incidenti rilevanti, deve adottare un sistema di gestione della sicurezza per la sua applicazione, deve individuare i pericoli di incidente rilevante e i possibili scenari di incidenti rilevanti ed adottare tutte le misure necessarie per prevenirli e limitarne le conseguenze per la salute umana e l’ambiente. L’analisi di rischio è sviluppata attraverso una serie di metodologie atte ad individuare gli scenari incidentali plausibili ed il loro impatto. Tranne nel caso in cui non si utilizza l’analisi storica, si procede così:

  • applicazione Metodo ad indici
  • applicazione metodologia Hazop
  • applicazione albero guasti (con individuazione delle misure di mitigazione)
  • analisi evoluzione scenari con applicativi quali FAST, TACE etc.

Nel RDS si deve curare la progettazione, la costruzione l’esercizio e la manutenzione degli impianti, ove si possono sviluppare eventi incidentali rilevanti, curando che gli stessi siano sicuri ed affidabili ed inoltre:

  • devono essere predisposti i piani di emergenza interna e si devono fornire le informazioni al Prefetto per la redazione del piano di emergenza esterna;
  • deve essere dimostrato che (notifica all..5) alle autorità competenti sono state fornite tutte le informazioni per la pianificazione territoriale;
  • attuare le linee guida del Sistema di Gestione della Sicurezza per la prevenzione degli incidenti rilevanti dettagliate nell’allegato B del D.Lgs.105/2015.

Nell’allegato L del D.Lgs.105/2015 sono riportate le procedure semplificate di prevenzione incendi per gli stabilimenti di soglia superiore”.
Il relatore si è posto poi l’obiettivo di legare quanto previsto del D.P.R.151/2011 e quanto previsto nell’allegato L del D.Lgs.105/105 con esempi applicativi attuati nello stabilimento ISAB di Priolo G.
Oltre ad un accenno alle metodologie di analisi di rischio industriale, ha anche accennato le procedure da adottare per:

  • Nulla Osta di Fattibilità,
  • Parere tecnico conclusivo, controllo di prevenzione incendi,
  • Rilascio di certificato prevenzione incendi,
  • Modifiche senza aggravio di rischio ai sensi dell’allegato D del D.Lgs.105/2015.

Per le attività di cui all’allegato I del DPR 151/2011 all’interno di uno stabilimento di soglia superiore.

Grande il riscontro dell’evento, anche a livello di stampa e media locali, come ad esempio si evince dal servizio video di Siracusa News.

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