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Assiv e le nuove frontiere della Sicurezza Partecipata

Assiv e le nuove frontiere della Sicurezza Partecipata

In riferimento all’importante convegno Assiv “Le nuove frontiere della Sicurezza Partecipata”, S News incontra Maria Cristina Urbano, Presidente Assiv, per approfondire alcuni temi particolarmente importanti per il futuro del comparto della Vigilanza Privata Italiana.

“Mi sembra di poter dire che i messaggi siano molto, molto chiari. Il settore qualificato, che viene da un periodo di transizione in cui si è ricostruita la norma che ci governa, è pronto per assumere tutti quei ruoli di sussidiarietà e complementarietà alle forze dell’ordine, che la norma stessa gli riserva, e non solo quelli, perché facendo una disamina attenta di quelle che sono ora le attività riservate alla sicurezza privata, possiamo senza dubbio affermare che l’asse si è spostato da quello tradizionale, (che è ancora l’ambito legislativo di competenza, cioè quello relativo alla tutela dei beni) verso un’attività di sicurezza a tutto campo, che comprende non solo i beni ma anche, in molti casi, la tutela della sicurezza pubblica.

Ecco allora cosa chiediamo: chiediamo che il limite normativo cada. Questo, ovviamente, non in maniera incondizionata, poiché siamo perfettamente coscienti che l’ambito della sicurezza è di esclusiva competenza dello Stato. Non abbiamo mai pensato, infatti, di mettere in dubbio questo principio costituzionalmente garantito, però riteniamo che, come in altri settori, lo Stato possa riconoscere, per un suo stesso interesse e per quello della collettività, una sicurezza privata con compiti più ampi, con funzioni veramente partecipative. Lo Stato dovrebbe consentire ed autorizzare servizi di sicurezza specifici, ovviamente normati e controllati, alla Vigilanza Privata. Vorrei poi ribadire che ciò consentirebbe allo stato di liberare risorse da destinare alla più alta qualificazione ed in generale al miglioramento delle condizioni di lavoro delle forze dell’ordine. Ritengo che, a questo punto, il settore sia qualificato, che abbia le carte in regola per farlo: per diventare partner affidabile delle Forze dell’Ordine e sussidio valido per la sicurezza a tutela del  cittadino”.

Chiarissime le parole del Senatore Mario Mauro, Ex Ministro della Difesa.
È stato un contributo molto importante, altissimo da un punto di vista concettuale, di inquadramento del problema negli istituti giuridici fondamentali, quindi costituzionale e legislativo. È stata una riflessione molto profonda, ma anche accessibile, perché corroborata da esempi vincenti, conosciuti da tutti. Il Senatore Mauro ci ha veramente tracciato la via di quello che potrebbe essere lo sviluppo legittimo e possibile per la vigilanza privata, per la sicurezza privata, nel diventare veramente complementare e sussidiaria, anche in compiti di sicurezza alla persona.

L’Onorevole Angelo Tofalo, membro Copasir, ha invece insistito chiaramente sulla defiscalizzazione.
Ci siamo confrontati in maniera molto aperta e lunga con l’onorevole Tofalo, un politico molto interessato a capire fino in fondo i problemi della sicurezza, direi un caso molto raro. Se ho interpretato bene il suo pensiero, lui, e anche ovviamente il movimento di cui fa parte, sono molto preoccupati dal sentimento di insicurezza che permea la società, la popolazione, e vedono come obiettivo quello di far partecipare il cittadino ai processi di sicurezza, di diventare attore lui stesso della propria sicurezza e dunque della sicurezza collettiva.

In quale modo? Secondo l’onorevole Tofalo si deve innanzitutto far crescere i livelli di conoscenza delle problematiche della sicurezza che, come ho ribadito anch’io, sono sconosciute ai più. Dopodiché lui vede nella sicurezza privata un modo accessibile per fare sicurezza rivolgendosi direttamente al cittadino e alla collettività. Quale il sistema più diretto e più semplice? Quello della defiscalizzazione di interventi su tecnologie e servizi di sicurezza. È chiaro che se si moltiplicano tecnologie ed interventi di sicurezza privata richiesti da un numero sempre più ampio di cittadini sensibili alla tematiche della protezione, la conseguenza è che si innalzi il livello di sicurezza della collettività: quindi si deve agire su due fronti, innalzare la cultura della sicurezza e rendere accessibili a tutti, tramite sgravi fiscali, sia tecnologie che servizi mirati alla protezione. Sull’argomento c’è stato un uno scambio molto fecondo con l’onorevole Tofalo, e spero che prosegua.

Grande assente, e lei l’ha ribadito con forza e con coraggio, il Ministero dell’Interno.
Ce l’aspettavamo, perché c’era stato annunciato. Mi sono fatta parte attiva, già mesi fa, perché il Convegno sulla Sicurezza Partecipata ha avuto una preparazione molto lunga, specifica, scientifica. Assiv aveva in mente di fare il punto della situazione anche di porre un elenco di richieste, secondo noi tutte ragionevoli, e portarle all’attenzione pubblica.

Il nostro è un progetto che nasce dalla primavera 2017, se non prima. Sono andata a parlarne con il Ministero a settembre 2017 e lì mi è stato chiaramente detto che non vi era interesse a confrontarsi sull’ipotesi di un allargamento del campo di intervento della sicurezza privata a tipologie che non fossero quelle istituzionalmente definite. Noi, come Assiv, abbiamo fatto una profonda e seria riflessione su questo e abbiamo deciso di andare avanti comunque.

I prossimi steps?
Poiché ci siamo resi conto che, a prescindere dai pochi addetti ai lavori, il problema della sicurezza e il ruolo della sicurezza privata nel sistema sicurezza Paese è largamente sconosciuto, continueremo a fare opera di informazione anche su aspetti specifici e continueremo a trovare ed a creare situazioni di confronto di idee, di obiettivi, di progetti, con chi è interessato ad ascoltarci, perché è proprio questo il ruolo dell’Associazione: farsi portavoce degli interessi di una categoria, di una categoria imprenditoriale importante, anzi particolarmente importante e strategica.

Noi siamo un tassello fondamentale del sistema sicurezza Paese, per cui continueremo su questa strada perché è quella corretta, non solo per noi ma per il Paese tutto.

a cura di Monica Bertolo

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