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BU Project: tradurre l’innovazione Hikvision in soluzioni concrete per i mercati verticali

BU Project Hikvision Panarelli

In Hikvision Italy è stata creata una Business Unit specifica per i Progetti: la BU Project. Su questo tema S News incontra Francesco Panarelli, Key Accounts and Business Development Director, HIKVISION Italy.

Perché questa BU e quale la sua valenza?

Ci sono ambiti in cui la tecnologia, da sola, non basta, per i quali l’efficienza operativa richiede più di un catalogo aggiornato o una grande azienda alle spalle. In questi scenari la differenza sta nella capacità di costruire risposte che non siano solo tecniche, bensì scelte strutturalmente consapevoli.
È qui che prende forma la BU Project di Hikvision. Non come semplice estensione del Catalogo Solution, ma come interfaccia che si interpone consapevolmente tra le esigenze reali dei partners e il potenziale della tecnologia. È una business unit che lavora per cucire addosso ad ogni progetto una risposta su misura, con un approccio consulenziale che integra il know-how tecnico, la visione sistemica e un supporto continuo e strutturato.
Questo approccio prende corpo in un accompagnamento progettuale che non si limita a fornire indicazioni tecniche, ma si radica nella comprensione profonda degli obiettivi, dei vincoli e delle dinamiche operative. Interveniamo sin dall’inizio, nella scelta ponderata dei dispositivi, nel dimensionamento ragionato, nella definizione delle coperture e nella costruzione di una proposta tecnico-economica che tenga insieme efficienza, sostenibilità e visione, proiettando verso la futuribilità le soluzioni abbracciate dalla clientela, puntando alla massima ROI, attraverso soluzioni scalabili e che prevedano un’evoluzione nel tempo.
Ma progettare davvero significa anche saper offrire un supporto continuativo. Perché un impianto non finisce con il progetto: è da lì che inizia il confronto con l’imprevisto, con l’usura, con il cambiamento. Ed è in quel momento che il supporto post-vendita diventa presidio attivo: non solo troubleshooting, ma comprensione, prevenzione, ottimizzazione.
In altre parole, non ci limitiamo a fornire tecnologia. Ci prendiamo cura della sua coerenza, della sua integrità, della sua efficacia. Lungo tutto il suo ciclo di vita.

Andando nello specifico delle verticalità, di quelli che vengono definiti Vertical Markets, su quali, tra questi, si focalizza maggiormente la BU Project?

Verticale non è solo un modo per dire “specializzato”. È un modo per riconoscere che ogni settore ha un suo codice genetico. Ha logiche operative, debolezze e priorità che non si possono improvvisare. È per questo che la BU Project ha costruito il proprio focus attorno a sei mercati verticali strategici: Logistics, Energy, Transportation, Retail, Industrial e Smart City.
Non stiamo parlando semplicemente di settori da presidiare, ma di ecosistemi da comprendere. Mondi operativi con dinamiche proprie, sotto-segmenti eterogenei, criticità specifiche che non possono essere affrontate con soluzioni generiche.
L’energia, ad esempio, non è un blocco monolitico: è fotovoltaico, è eolico, è idroelettrico. E ciascuna di queste fonti comporta esigenze differenti in termini di sicurezza, accessibilità, manutenzione predittiva. Lo stesso vale per il trasporto: autostrade, linee ferroviarie, terminal portuali… sono ambienti con cicli operativi divergenti, rischi distribuiti, vincoli di accesso e gestione che impongono un approccio profondamente calibrato.
La BU Project ha scelto una via più complessa, ma necessaria: non generalizzare, non replicare, non applicare formule precostituite. Ha scelto di calarsi nei dettagli, di leggere i flussi prima ancora di tracciarli, di interrogare i punti ciechi del rischio, dove spesso si nascondono le vere criticità.

Esaminandoli più da vicino, quali le loro caratteristiche e le loro necessità? E, di conseguenza, le risposte che a loro sa dare la BU Project?

Se c’è una costante che accomuna questi mercati è la loro natura critica. Sono ambiti che non possono permettersi il lusso dell’errore, che vivono sulla continuità operativa,sull’affidabilità del dato, sulla capacità di reagire in tempo reale.
Ciò che cambia è la declinazione di queste esigenze. Nella logistica, ad esempio, parliamo di flussi merci costanti, magazzini robotizzati, siti dislocati geograficamente e un alto volume di mezzi e persone, oltre che della gestione di merce con caratteristiche peculiari, in termini di pericolosità o di valore. Qui il rischio è nel collo di bottiglia: bloccare un punto di carico significa compromettere una filiera. Nell’energia, invece, la criticità si annida nella discontinuità: un guasto su un campo fotovoltaico non monitorato può significare ore, o giorni, di mancata produzione. Un costo diretto, un danno reputazionale.
Il settore dei trasporti è, per sua natura, interconnesso. Un problema in un passaggio a livello, in una zona allagabile, in un’area intermodale, generano un impatto negativo e talvolta concatenato. La sicurezza, in questi casi, deve essere predittiva, non solo reattiva.
Nel retail, la protezione fisica convive con la raccolta intelligente del dato: videosorveglianza e business intelligence sono due facce della stessa esigenza. Nell’ambito industriale, la complessità nasce dalla varietà: proteggere un impianto produttivo significa affrontare ambienti indoor, perimetri esterni, talvolta aree con classificazione ATEX, turnazioni sulle 24 ore, la gestione di dipendenti, di visitatori e di fornitori.

E la smart city?

È in qualche modo la sintesi di tutto questo: sicurezza, efficienza, interoperabilità. Serve un’architettura capace di parlare con sistemi diversi e di generare valore per l’intero ecosistema urbano.
La BU Project non si limita a “conoscere” questi scenari. Li interpreta, li anticipa, li accompagna. E lo fa offrendo soluzioni su misura, architetture integrate, supporto tecnico continuativo e una presenza competente e capace di tradurre i bisogni operativi in risposte reali.

È chiaro che si tratta e si tratterà di un continuo work in progress, poiché le necessità e le esigenze mutano ed evolvono continuamente. Quale la sua visione in merito e quale l’apporto di un leader mondiale di settore come Hikvision, in un tale scenario attuale e futuro?

La sicurezza non è più un ambito ristretto e statico. È un campo mobile, che si espande, si riconfigura, si contamina. Oggi chi progetta impianti non si limita a rispondere a un’esigenza: è chiamato a prevedere l’evoluzione di quell’esigenza. A integrare la sicurezza con la produttività, l’efficienza energetica, la compliance normativa. E questo non si fa con soluzioni preconfezionate.
E la BU Project ne rappresenta l’anello più dinamico e strategico: quello capace di tradurre l’innovazione Hikvision in soluzioni concrete per i mercati verticali, portando ogni tecnologia esattamente dove serve, nel modo in cui serve.
È un’interfaccia viva, un collettore di bisogni e una piattaforma per l’innovazione applicata. Ogni nuovo prodotto, ogni nuova implementazione, ogni nuova funzionalità nasce dal dialogo continuo con il campo. È questo che rende la BU Project non solo reattiva, ma proattiva. Non solo competente, ma rilevante.
Perché in uno scenario che cambia continuamente, la differenza non la fa necessariamente chi ha più tecnologia. La fa chi si pone l’obbiettivo di portarla laddove è necessaria e richiesta.

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