Come l’ordine di nascita influenza il benessere al lavoro

Per la rubrica di S News Ben-Essere al Lavoro, Paola Barzaghi, psicologa ed esperta di psicologia del lavoro, counselling e coaching, affronta una tematica originale: il ruolo dell’ordine di nascita e la sua influenza sul benessere nei contesti lavorativi, alla luce della Psicogenealogia.
Di seguito l’approfondimento dell’esperta.
Buona lettura!
COME L’ORDINE DI NASCITA INFLUENZA IL BENESSERE AL LAVORO
a cura di Paola Barzaghi
Alcuni aspetti della nostra storia familiare fanno capolino nella vita professionale e possono influenzare il benessere lavorativo.
La Psicogenealogia ci suggerisce che uno di questi aspetti è l’ordine di nascita all’interno della costellazione fraterna: è diverso essere figlio unico da essere primogenito o secondogenito, terzogenito e così via.
La posizione di nascita in famiglia (detta rango) costituisce la base attraverso la quale impariamo ad interagire con genitori, fratelli e sorelle, poi con i pari e in gruppo: genera apprendimenti sociali che applichiamo da adulti nei contesti lavorativi.
Le caratteristiche delle diverse posizioni di nascita nei contesti di lavoro
La posizione di nascita genera in noi una particolare prospettiva sul mondo, un punto di vista specifico (A. Adler). Tale prospettiva è fatta di convinzioni che vanno a mediare la nostra relazione col mondo e di comportamenti che manifestiamo come tendenze tipiche (K. Konig).
Il primogenito è animato dalla convinzione di dover “essere il migliore”. Tende a rispettare etica e regole. Riesce bene in situazioni lavorative nelle quali occorre realizzare performances di valore, dove è importante sapersi muovere nel rispetto dell’autorità e nelle quali gli viene richiesto di assumere ruoli di comando.
Il secondogenito fa sua la convinzione di dover “cavarsela da solo”. Tende a cercare la mediazione o l’antagonismo per stare al passo del primogenito. Potrebbe essere valorizzato da ambienti lavorativi nei quali possa ricercare attivamente nuove sfide e dove abbia spazio per migliorarsi.
Il terzogenito è guidato dall’idea di dover “essere al centro dell’attenzione”. Tende a sfidare il pensiero convenzionale in modo tenace. Potrebbe sentirsi valorizzato in ambienti dinamici e innovativi, meno vincolati dallo status quo e dalla tradizione, che gli permettano di esprimere la propria creatività.
Il figlio unico tiene insieme la tensione al risultato del primogenito e l’anticonformismo del terzogenito. Potrebbe essere adeguato in ambienti orientati al successo e all’eccellenza che esaltino la capacità di lavorare in modo autonomo e la presa di decisioni senza necessità di approvazione.
I segnali di attenzione specifici per ogni rango che potrebbero allontanare il benessere
Nel primogenito vivono il senso di responsabilità e l’orientamento alla prestazione; pertanto, gli elementi che potrebbero minare il suo benessere al lavoro sono:
- l’ansia e lo stress causate della pressione di dover essere perfetto,
- la difficoltà di delegare,
- la fatica a gestire il proprio equilibrio vita-lavoro.
Il secondogenito cresce nel confronto con il fratello maggiore e fa suo lo spirito competitivo e l’adattabilità. Gli aspetti che vanno a limitare il suo benessere al lavoro possono essere:
- l’insoddisfazione e il senso di “non essere mai abbastanza”,
- lo stress per il desiderio di superare gli altri,
- la fatica dell’adattamento alle richieste.
Il terzogenito, in genere, ha avuto l’esperienza di crescita in un contesto familiare più protettivo che facilita il suo comportamento socievole e creativo. Gli elementi che stressano il suo benessere al lavoro si configurano come:
- la scarsa attitudine ad assumere ruoli di comando,
- la percezione di essere poco preparato ad affrontare le difficoltà,
- il conformismo ambientale.
Il figlio unico gradisce lavorare con grande autonomia e riesce ad eccellere in ruoli individuali. Il suo benessere al lavoro può essere messo in crisi da:
- le aspettative focalizzate nei suoi confronti,
- la limitazione della sua autonomia,
- l’idealizzazione del lavoro di gruppo come modalità di lavoro.
Dopo queste descrizioni semplificate dei diversi ranghi, l’invito al lettore è di condurre una riflessione in virtù della propria posizione di nascita. La finalità non è quella di “incasellarsi” in uno dei profili illustrati, ma di riconoscere quali sono le convinzioni e le tendenze comportamentali che gli derivano dal vissuto familiare e che sente presenti oggi nella propria vita lavorativa.
Conclusioni
Il significato che l’ordine di nascita ha nella nostra biografia lavorativa è ancora poco esplorato. Possiamo comunque affermare che:
- Il nostro rango all’interno della costellazione fraterna crea una situazione psicologica unica: la posizione di nascita ci permette di “vivere il mondo” da una prospettiva specifica, diversa se siamo figli unici, primogeniti, secondogeniti, terzogeniti;
- l’ordine di nascita fornisce una base esperienziale con cui impariamo a interagire con gli altri e può avere un’influenza successiva sul nostro tipo di approccio al lavoro e alle relazioni professionali;
- gli apprendimenti e le convinzioni che sviluppiamo in virtù del nostro rango possono essere adatti ad alcuni contesti lavorativi o meno in linea con altri; possono essere fonte di benessere e riuscita professionale, ma anche di fatica e di disagio;
- è la consapevolezza di avere fatto nostri certi apprendimenti e convinzioni che fa la differenza: la Psicogenealogia può accompagnarci a riconoscere e a comprendere quanto della nostra vita familiare – come il rango di nascita – possa influenzare il benessere al lavoro.
Bibliografia
H. Ellenberger, La scoperta dell’inconscio. Storia della psichiatria dinamica, Bollati Boringhieri, 1976.
K. König, Fratelli e sorelle. L’ordine di nascita nella famiglia, Arcobaleno, 2014.
A. Rossi, Il genogramma. Alla scoperta delle influenze familiari, FCP, Liquid Plan Srl, 2018.
P. Barzaghi, La posizione di nascita influenza le persone nella riuscita nel lavoro? L’esempio del primogenito, 2024.
CHI È PAOLA BARZAGHI
Da più di 20 anni si dedica alla psicologia del lavoro, all’interno di diverse organizzazioni nelle quali ha seguito i processi di selezione, formazione e sviluppo. Tuttora si occupa di benessere organizzativo e di sviluppo professionale del personale in una grande università pubblica. Come psicologa che opera anche a livello individuale, aiuta le persone con percorsi di sostegno e crescita, attraverso gli strumenti del counseling e del coaching. Propone, infine, docenze su temi psicologici e conferenze per divulgare la psicogenealogia, un metodo che consente di affrontare quei blocchi di vita relazionale e lavorativa che hanno origine transgenerazionale.











