Droni e Security: come le nuove tecnologie costruiscono perimetri di sicurezza dinamici anche in tempo di pace

L’impiego dei droni nel campo della security rappresenta oggi una delle evoluzioni più rilevanti nei sistemi di protezione di infrastrutture, cantieri, siti industriali e territori estesi. Se per lungo tempo il drone è stato percepito soprattutto come uno strumento legato a contesti militari o emergenziali, la sua applicazione in tempo di pace dimostra invece come questa tecnologia possa diventare parte integrante di un modello di sicurezza preventiva, intelligente e multilivello. In questa prospettiva, il drone non sostituisce l’uomo, ma ne estende capacità di osservazione, rapidità di reazione e consapevolezza situazionale.
Cambia il concetto di perimetro
La security contemporanea non può più essere interpretata come una mera barriera fisica. Recinzioni, cancelli, pattugliamenti e telecamere restano fondamentali, ma non sono più sufficienti quando si tratta di proteggere opere lineari, aree remote, siti temporanei o contesti caratterizzati da elevata estensione territoriale e difficoltà logistiche. In questi scenari il concetto di perimetro cambia natura: non è più soltanto una linea materiale da presidiare, ma diventa un sistema informativo e operativo capace di rilevare, analizzare e reagire in tempo reale.
È proprio qui che si colloca il contributo dei droni. Grazie alla possibilità di effettuare ronde programmate, missioni su allarme, sorveglianza diurna e notturna, riprese ottiche e termiche, essi consentono di trasformare il perimetro da elemento statico a dispositivo dinamico. Il perimetro non è più soltanto ciò che delimita uno spazio, ma ciò che permette di avere “occhi” mobili e intelligenti sul territorio, in grado di anticipare eventi avversi, individuare accessi non autorizzati, seguire movimenti sospetti e supportare gli operatori a terra con informazioni immediate e georeferenziate.
Il caso Saipem
In questo quadro, il caso sviluppato da Saipem costituisce un esempio particolarmente significativo di applicazione concreta della tecnologia drone alla security. Nel progetto relativo ai cantieri della linea AV/AC Brescia Est-Verona, Saipem e Cepav Due hanno implementato un sistema innovativo di sorveglianza fondato su una flotta di nove droni BVLOS (Beyond Visual Line of Sight), cioè in grado di operare oltre il raggio visivo del pilota. Secondo Saipem, si tratta della prima integrazione in Italia di una flotta BVLOS con tecnologie ibride avanzate per la sorveglianza continuativa di un’infrastruttura lineare in costruzione. Il sistema è operativo 24 ore su 24 e si integra con sensori antistrappo, fotocamere multi-tecnologia, video-box di sicurezza e una piattaforma PSIM per la gestione centralizzata degli eventi. Saipem afferma inoltre che questa architettura ha consentito di aumentare l’efficacia preventiva contro furti e atti vandalici e di ridurre dell’80% i tempi di intervento delle Forze dell’Ordine.
Il valore del progetto non risiede soltanto nell’adozione del drone come mezzo di sorveglianza, ma soprattutto nella sua integrazione dentro un ecosistema di security. Dai materiali del progetto emerge chiaramente che il drone è stato concepito come parte di un sistema complesso composto da control room remota, control room locale, software di pilotaggio, piattaforma di Physical Security Information Management, sensori georeferenziati, fototrappole, torri mobili, connettività dedicata e personale di vigilanza. In altri termini, il drone non è il fine, ma un nodo operativo all’interno di una rete di sicurezza aumentata, capace di correlare dati, automatizzare workflow di incident management e attivare risposte coordinate sul territorio.
Dalla security “presidiale” alla “predittiva e adattiva”
Questa impostazione è particolarmente importante perché segna il passaggio da una security “presidiale” a una security “predittiva e adattiva”. Nei grandi cantieri o nelle infrastrutture diffuse, il problema principale non è soltanto difendere un punto, ma controllare continuità territoriali, aree isolate, gallerie, viadotti, sottostazioni, depositi temporanei di materiali e linee di posa. Nel caso del cantiere Cepav Due, la complessità derivava proprio dall’elevata estensione territoriale, dalla difficoltà di accesso, dalla presenza di gallerie e viadotti e dall’indisponibilità, in alcune aree, di fonti di energia e rete dati. A ciò si aggiungevano minacce tipiche dei contesti infrastrutturali: furti di cavi e materiali strategici, sabotaggi, atti vandalici, intrusioni e rischio di infiltrazione della criminalità organizzata.
In una situazione del genere, il drone consente di ottenere almeno cinque benefici strategici.
I 5 benefici strategici del drone in casi tipo Saipem
- La persistenza del controllo. Una flotta di droni con missioni programmate e interventi su allarme permette di presidiare aree molto vaste in modo continuativo, superando i limiti del pattugliamento tradizionale e della videosorveglianza fissa. Nei materiali del progetto Saipem si fa riferimento a monitoraggio video in ronda o su allarme H24/7, missioni preimpostate su targets georeferenziati e protezione dinamica e scalabile.
- La rapidità di verifica dell’evento. Quando un sensore o una telecamera segnala un’anomalia, il drone può raggiungere rapidamente l’area interessata, fornendo un riscontro visivo immediato. Questo riduce drasticamente i tempi di sopralluogo e consente di distinguere in tempi brevi un falso allarme da un evento reale. La stessa documentazione Saipem sottolinea il valore dell’early detection e del “sopralluogo preventivo” per valutare i rischi prima dell’intervento umano.
- La sicurezza degli operatori. Nei contesti potenzialmente pericolosi il drone entra per primo nello scenario, osserva, trasmette immagini, individua eventuali criticità e guida l’avvicinamento delle pattuglie. In questo modo si riduce l’esposizione diretta del personale di vigilanza o degli addetti alla security, che intervengono con un livello di consapevolezza molto maggiore.
- La deterrenza. La presenza visibile di droni, associata a sistemi di allarme acustico, torri mobili, telecamere e sensori, contribuisce a rendere percepibile la capacità di controllo del sito. Nella logica della security, la deterrenza è un moltiplicatore di efficacia: non si limita a registrare il reato, ma punta a impedirne il compimento o a spostare altrove l’iniziativa ostile.
- La costruzione di un perimetro intelligente. Questo è forse l’aspetto più innovativo. Il perimetro non coincide più soltanto con il bordo fisico del sito, ma con una rete di sensori e piattaforme che produce conoscenza operativa. In tal senso, il drone diventa un elemento della digitalizzazione della security: raccoglie dati, li trasmette in tempo reale, li inserisce in una mappa georeferenziata e abilita decisioni più rapide, più mirate e più documentate. Saipem descrive espressamente il collegamento tra droni, sensori, telecamere e PSIM come una forma di “teatro operativo comune digitale”.
La valenza dell’esperienza Saipem sotto il profilo istituzionale
L’esperienza Saipem è rilevante anche sotto il profilo istituzionale, perché si inserisce in un contesto nel quale il rapporto tra tecnologia privata e sicurezza pubblica tende a farsi più strutturato. Nei materiali del progetto viene richiamato il protocollo “Mille occhi sulle città”, quale cornice di cooperazione tra Vigilanza Privata e Istituzioni, e il collegamento operativo con le Forze dell’Ordine. Inoltre, nel maggio 2024 è stato formalmente sottoscritto un protocollo tra Dipartimento della Pubblica Sicurezza ed ENAC per l’uso dei droni nei servizi di polizia, con finalità di controllo del territorio e contrasto alla criminalità. ENAC ha evidenziato che l’accordo punta a disciplinare le modalità di impiego dei droni nei diversi scenari operativi, mentre la Polizia di Stato ha sottolineato il valore del loro impiego per rendere più efficace l’azione di prevenzione e contrasto.
I voli BVLOS
Sul piano regolatorio, poi, è importante ricordare che i voli BVLOS rientrano nella categoria specifica e richiedono procedure autorizzative più rigorose.
ENAC precisa infatti che in questa categoria ricadono, tra gli altri, proprio i voli BVLOS e che tali operazioni possono essere effettuate tramite scenari standard, autorizzazione operativa o certificato LUC. La stessa ENAC rende disponibile il quadro normativo di riferimento, che include il Regolamento UAS-IT e il Regolamento di esecuzione (UE) 2019/947, a conferma che l’uso dei droni in security non è uno spazio “libero”, ma un ambito soggetto a precisi vincoli aeronautici, procedurali e organizzativi.
Conclusioni
Da un punto di vista più ampio, l’impiego dei droni in tempo di pace contribuisce a ridefinire il concetto stesso di sicurezza delle infrastrutture critiche e dei grandi cantieri. Oggi i rischi non provengono soltanto da aggressioni spettacolari o da atti di alta intensità; molto più spesso derivano da intrusioni opportunistiche, furti seriali, sabotaggi mirati, danneggiamenti, proteste, interruzioni di cantiere o azioni che producono ritardi, costi aggiuntivi e tensioni con il territorio. Nei documenti progettuali di Saipem vengono infatti richiamati non solo gli impatti economici e operativi, ma anche quelli reputazionali e di ordine pubblico, a conferma che la security moderna non tutela soltanto beni materiali, bensì la continuità operativa, la reputazione aziendale e la resilienza del progetto.
In questo senso, i droni non servono soltanto a “vedere dall’alto”. Servono a creare una sorveglianza aumentata, capace di fondere mobilità, sensoristica, analisi video, georeferenziazione, interoperabilità tra attori e rapidità decisionale. Il loro valore cresce ulteriormente quando vengono utilizzati non come soluzione isolata, ma come componente di un modello integrato in cui tecnologia, procedure, operatori e cooperazione istituzionale convergono in un’unica architettura di sicurezza.
Il caso Saipem mostra bene che questa evoluzione è già in atto. L’azienda non si è limitata ad adottare un nuovo strumento, ma ha costruito un modello replicabile per la protezione di contesti complessi, dimostrando che l’innovazione tecnologica può essere concreta, misurabile e sostenibile. La vera novità non è quindi il drone in sé, ma la capacità di trasformarlo in un elemento strutturale di governance della security.
In definitiva, le nuove tecnologie, anche in tempo di pace, aiutano a costruire perimetri di sicurezza non soltanto più robusti, ma soprattutto più intelligenti. E laddove il perimetro fisico non basta, il perimetro digitale e dinamico costruito da droni, sensori e piattaforme di comando diventa la nuova frontiera della protezione delle infrastrutture, del territorio e della continuità operativa.
Nella foto in alto: Umberto Saccone













