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Exprivia: dal codice alla rete, la nuova frontiera della cyber resilienza a WeSec ABI

Tavola Rotonda Exprivia a WeSec 2026 - Comi, Caronna, Narisoni e Raguseo

Exprivia, Main  Partner di WeSec – Il Salone della Sicurezza promosso da ABI, oltre a partecipare alla Plenaria di apertura con Filippo Giannelli, Vice Presidente & Direttore Mercato Privato e alle sessioni parallele con Rosita Galiandro, Responsabile Osservatorio Cybersecurity e Daniele Urbano, Head of Cybersecurity Sales, ha anche organizzato, in collaborazione con S News, tre tavole rotonde presso il proprio spazio dedicato, la prima delle quali dal titolo “Dal codice alla rete: la nuova frontiera della cyber resilienza nel settore finanziario”.

Partecipanti e temi della tavola rotonda Exprivia   

Moderata dalla scrivente Monica Bertolo, Direttore di S News, la tavola rotonda ha visto i contributi di esperti sul campo che hanno approfondito i temi della Cyber resilienza, dell’AI, del cloud e delle nuove strategie di difesa per il settore finanziario, fornendo indirizzi utili agli addetti ai lavori, per sapersi muovere in un ecosistema digitale sempre più complesso.

Ecco i partecipanti:

  • Lorenzo Comi, Head of Digital Cyber Security Testing, CISO Area Nexi Group
  • Marco Caronna, Field CTO, GitLab
  • Walter Narisoni, Director Sales Engineer South EMEA, Sophos
  • Domenico Raguseo, Head of Cybersecurity, Exprivia

Dal codice alla rete, passando per cloud e intelligenza artificiale: come cambia oggi il concetto di cyber resilienza nel settore finanziario?

“La cyber resilienza oggi – specifica Comi – non significa semplicemente proteggere i sistemi informatici, ma garantire che un’organizzazione sia in grado di continuare a operare anche quando viene colpita da un attacco. È un cambio di prospettiva importante: non possiamo più pensare che basti costruire un perimetro sicuro, perché quel perimetro ormai è diventato molto più esteso, dinamico e, di conseguenza, vulnerabile.
A questo scenario si aggiunge un elemento che sta cambiando profondamente le regole del gioco: l’intelligenza artificiale. L’AI non rappresenta solo una nuova tecnologia, ma un vero e proprio acceleratore. Gli attaccanti riescono a preparare campagne di phishing più credibili, automatizzare la ricerca delle vulnerabilità e sviluppare attacchi in tempi molto più rapidi rispetto al passato. Se prima un’operazione poteva richiedere giorni o settimane, oggi può essere realizzata in poche ore.
A questa accelerazione degli attacchi dobbiamo rispondere con un’accelerazione nella difesa. Le organizzazioni possono utilizzare l’intelligenza artificiale per analizzare grandi quantità di dati, individuare comportamenti anomali, correlare eventi di sicurezza e supportare gli analisti nel prendere decisioni più rapidamente.
In altre parole, è in corso una vera corsa alla velocità: chi riesce a rilevare, comprendere e reagire prima, ottiene un vantaggio decisivo ed una maggiore capacità di resilenza.
Per questo motivo oggi non basta più effettuare controlli periodici. La sicurezza deve essere continua.

È fondamentale tornare ai pilastri base della security: conoscere costantemente il proprio livello di esposizione al rischio, individuare rapidamente le vulnerabilità, valutarne l’impatto e intervenire con priorità. La resilienza nasce proprio da questa capacità di adattarsi a un contesto che cambia ogni giorno.
Anche le normative, come DORA nel settore finanziario, stanno andando in questa direzione.

L’obiettivo

  • non è dimostrare di essere perfettamente protetti,
  • ma di essere preparati ad affrontare un incidente, contenerlo e ripristinare rapidamente i servizi essenziali.

In definitiva, le minacce aumentano spinte da strumenti più potenti disponibili a tutti, le tecnologie inseguono e si adattano a questo cambiamento e le organizzazioni che avranno successo saranno quelle capaci di trasformare la sicurezza in un processo dinamico, integrato nel business e in grado di evolvere con la stessa rapidità degli attaccanti”.

Come l’utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte di attori malevoli sta modificando l’operatività dei teams di security e quali nuove esigenze sta facendo emergere?

“Sicuramente – sottolinea Caronna, Field CTO, GitLab – ci si deve focalizzare sul concetto di Shift left security e gli sviluppatori devono essere supportati nella scrittura di un codice che sia sicuro.
Altro aspetto fondamentale è la Sicurezza della supply chain del software: è necessario individuare con precisione i frameworks utilizzati, sia in fase di sviluppo che di esercizio, per comprendere l’impatto delle CVE (esistenti e nuove) su di essi.
Ci deve essere visibilità operativa completa sulle interconnessioni tra i vari componenti (infrastruttura, middleware, software), al fine di valutare il rischio reale e non solo quello potenziale.
Ulteriore aspetto indispensabile è quello relativo alle software factory automatizzate, non solo per lo sviluppo del codice, ma anche per rispondere tempestivamente alle nuove vulnerabilità”.

Molte organizzazioni finanziarie hanno già investito milioni in strumenti di cybersecurity. Perché continuano comunque a subire attacchi che vanno a buon fine e cosa manca ancora per raggiungere una reale cyber resilienza?

“Credo – evidenzia Narisoni – che oggi il settore finanziario stia vivendo un paradosso: non abbiamo mai investito così tanto in cybersecurity e, allo stesso tempo, non abbiamo mai visto attaccanti così efficaci.
La ragione è che gli attacchi odierni non prendono più di mira un singolo sistema. Colpiscono un ecosistema interconnesso fatto di identità, endpoints, applicazioni cloud-native, API, infrastrutture distribuite e supply chain software. Molte organizzazioni hanno costruito negli anni architetture di sicurezza composte da numerosi strumenti eccellenti, ma spesso gestiti come silos separati. Gli attaccanti, invece, ragionano in modo integrato e sfruttano proprio i punti di collegamento tra questi ambienti.
In questo scenario, DORA introduce un cambiamento culturale molto importante. Non chiede alle organizzazioni finanziarie di acquistare più tecnologie. Chiede di dimostrare resilienza operativa digitale: la capacità di resistere a un incidente, contenerlo e continuare a erogare servizi essenziali. La domanda non è più ‘siamo protetti?’, ma ‘quanto velocemente possiamo rilevare, rispondere e recuperare?‘
Ed è proprio qui che entrano in gioco MDR (Managed Detection and Response) e Security Operations. La maggior parte degli attacchi che osserviamo oggi ha successo perché manca un controllo di sicurezza. Ha successo perché i segnali deboli presenti nei vari sistemi non vengono correlati abbastanza velocemente.

Un’anomalia su un endpoint, un login sospetto su un’identità privilegiata e una comunicazione verso un dominio malevolo possono sembrare eventi scollegati. In realtà sono spesso le diverse fasi dello stesso attacco.
Per questo motivo il ruolo di una piattaforma MDR moderna è diventato fondamentale. Non deve limitarsi a generare alert, ma deve raccogliere dati da endpoints, identità, email, cloud e rete, correlarli, utilizzare threat intelligence e attivare rapidamente le azioni di contenimento necessarie.
Questa è esattamente la visione che abbiamo adottato con Sophos Fusion, il nostro Cybersecurity Defense System. L’idea di fondo è che, se gli attaccanti si muovono lateralmente tra identità, endpoint, rete, cloud ed email, anche la difesa debba funzionare come un unico sistema coordinato. Fusion unifica telemetria, dati di sicurezza, intelligence e automazione della risposta per offrire un contesto unico e condiviso a tutto il SOC.
Ma c’è un ulteriore elemento che sta cambiando radicalmente il panorama: l’Intelligenza Artificiale. L’AI rappresenta contemporaneamente una straordinaria opportunità e un nuovo fattore di rischio.
Dal lato degli attaccanti, vediamo già l’utilizzo dell’AI per aumentare velocità, scala e qualità degli attacchi. Phishing sempre più credibili, social engineering personalizzato, automazione della raccolta di informazioni e capacità di adattare rapidamente le campagne offensive stanno riducendo il vantaggio temporale dei difensori.
Dal lato della difesa, però, l’AI sta diventando uno strumento indispensabile. La quantità di dati generata dagli ambienti finanziari è semplicemente troppo elevata per essere gestita esclusivamente da analisti umani. L’AI consente di investigare automaticamente migliaia di eventi, individuare correlazioni nascoste, prioritizzare i rischi e accelerare enormemente i tempi di risposta.
In Sophos stiamo applicando questo approccio sia all’interno del nostro MDR sia all’interno della piattaforma Fusion, dove l’AI aiuta ad analizzare il contesto degli eventi e a supportare il lavoro degli analisti del SOC. Tuttavia, riteniamo che l’AI da sola non sia sufficiente. L’automazione fornisce velocità e scala, mentre gli esperti forniscono giudizio, esperienza e responsabilità decisionale.
Lo stesso concetto vale anche a livello di governance. Uno dei problemi che molti CISO affrontano oggi è trasformare dati tecnici complessi in decisioni comprensibili per il board.
Per questo abbiamo introdotto Sophos CISO Advantage, che utilizza workflow accelerati dall’AI per convertire assessment, evidenze tecniche ed esposizioni al rischio in insight strategici, roadmap di miglioramento e reporting orientati al business. In un contesto regolamentato come quello finanziario, dove DORA richiede una governance sempre più strutturata del rischio ICT, questa capacità diventa fondamentale per allineare il linguaggio della sicurezza a quello del management.
Se quindi dovessi sintetizzare cosa manca ancora per raggiungere una vera cyber resilienza nel settore finanziario, direi quattro elementi:

  • visibilità unificata su endpoint, identità, cloud, rete e applicazioni;
  • capacità MDR operative 24×7 in grado di rilevare e contenere rapidamente gli attacchi;
  • utilizzo intelligente dell’AI per aumentare velocità, efficacia e automazione della difesa;
  • una governance del rischio che trasformi i dati tecnici in decisioni strategiche e misurabili.

La cyber resilienza non nasce dall’accumulo di prodotti. Nasce dall’integrazione tra tecnologia, processi, competenze umane e intelligenza artificiale. E credo che sia esattamente questa la direzione verso cui DORA sta spingendo l’intero settore finanziario.
Nel prossimo decennio vinceranno non le organizzazioni che avranno più strumenti di sicurezza, ma quelle che sapranno combinare persone, processi e AI per prendere decisioni migliori e più velocemente degli attaccanti. Questa è la vera definizione di cyber resilienza”.

Alla luce dei dati del report (vedasi https://www.snewsonline.com/wesec-exprivia-ai-influenza-40-casi-cybercrime ), perché oggi nel settore finanziario non è più sufficiente parlare di cybersecurity, ma dobbiamo parlare di cyber-resilienza?

“Perché – risponde Raguseo – i dati ci dicono una cosa molto chiara: gli investimenti in sicurezza sono indispensabili, ma non eliminano la minaccia.

Gli incidenti rimangono costantemente sopra quota 100 e il numero degli attacchi è in crescita, anche per effetto dell’AI, che sta rendendo gli attaccanti più veloci, sofisticati e scalabili.
Per il settore finanziario questo significa cambiare prospettiva: l’obiettivo non può essere soltanto impedire che l’attacco avvenga, ma essere in grado di resistere all’attacco, limitarne l’impatto e tornare rapidamente alla normalità.
E c’è un altro elemento importante: il vero obiettivo degli attaccanti è sempre più il dato. Phishing e social engineering sono infatti le tecniche prevalenti, seguiti da malware, infostealer e RAT. Questo ci dice che la superficie di attacco non è più soltanto il codice o l’infrastruttura: sono le persone, le identità, i dati e tutte le connessioni che tengono insieme l’ecosistema finanziario.
Ecco perché il titolo ‘dal codice alla rete’ è particolarmente significativo: la resilienza deve estendersi dall’applicazione fino all’intera rete di relazioni, persone, fornitori, dispositivi e dati. La domanda non è più ‘possiamo evitare ogni attacco?’, perché sappiamo che non è realistico. La domanda è: quanto siamo capaci di continuare a operare quando l’attacco arriva?”

Questi i contributi salienti della prima tavola rotonda di Exprivia, in collaborazione con S News che è stata partner di WeSec di ABI, evento che ha visto più di 2000 partecipanti, oltre 100 Partners, 185 relatori e 31 sessioni dedicate ai temi chiave della sicurezza, dell’innovazione e della gestione dei rischi.

Nella foto in alto, da sinistra: Monica Bertolo, Lorenzo Comi, Marco Caronna, Walter Narisoni e Domenico Raguseo

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