
Con il saggio di Davide Mantovan dal titolo “Obblighi, formazione e competenze sull’uso delle armi nella vigilanza privata” l’Associazione Italiana Vigilanza e Servizi di Sicurezza inaugura il primo dei “Quaderni ASSIV” promossi sulle tematiche di interesse del comparto della sicurezza (oltre 80.000 addetti).

Numeri importanti se confrontati con quelli delle Forze di Polizia quali: Polizia di Stato (oltre 90.000), Carabinieri (circa 110.000), Guardia di Finanza (circa 58.000), Polizia locale (tra i 60.000 e 65.000), Polizia penitenziaria (circa 37.000).
La guardia particolare giurata (GPG) – lo sappiamo – è impiegata quasi ovunque sul nostro territorio. È il primo soggetto privato in Italia chiamato a concorrere ad un più ampio concetto di sicurezza nazionale, nonché l’unico soggetto privato professionale coinvolto in quella funzione.
Il quaderno, articolato in quattro densi capitoli, riassume l’assetto normativo vigente, con uno specifico focus sulla disciplina delle armi, i requisiti e le competenze della guardia giurata, con un ampio approfondimento sulle varie tipologie di formazione obbligatoria. In un cruciale passaggio Mantovan richiama il ruolo svolto dagli Istituti di Vigilanza che oggi, più che in passato, fungono da anello di congiunzione tra un impianto normativo che prevede e impone sempre maggiori requisiti e formazione, e un mercato di fruitori dei servizi di vigilanza connotato da una scarsa percezione del valore della sicurezza, che a sua volta impatta sulla capacità di percepire la professionalità degli operatori, di favorirne la formazione e di sostenere i maggiori costi che un servizio di livello superiore giustificherebbe pienamente.
Alla guardia giurata si richiede, ad esempio, la conoscenza di almeno una lingua straniera, di preferenza l’inglese. Una seconda costituisce titolo preferenziale (All. A del DM 154/2009). Scusate se è poco. Per non parlare dei requisiti per il personale addetto a incarichi di sicurezza sussidiaria, cioè quelle attività di Vigilanza Privata volte a prevenire danni e garantire la sicurezza in contesti specifici come porti, stazioni e trasporti, a integrazione e complemento dell’attività delle Forze dell’Ordine. Con il disciplinare del Capo della Polizia del 2015 vengono addirittura introdotti temi centrali quali la psicologia delle masse e le tecniche di osservazione e vigilanza, nonché quelle di carattere operativo come la modalità di esecuzione dei controlli di sicurezza e la gestione delle emergenze.
Già nel 1931 con un regio decreto (il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, più noto come TULPS, ancora in vigore) l’orientamento era quello di selezionare le guardie giurate tra le persone mediamente istruite (all’art. 18 si chiedeva che la guardia “sapesse leggere e scrivere”), considerando che l’alfabetizzazione, allora, raggiungeva una ristretta porzione della popolazione.
Ad ogni pagina l’autore fa diplomaticamente emergere il tema principe: i costi. La domanda che ci si pone è: chi paga?
La soluzione è a pag. 23, chiara e diretta: occorre una nuova mentalità. Agli Istituti di Vigilanza si chiede una trasformazione culturale, un diverso approccio al business perché possano raggiungere la piena coscienza del ruolo sociale ricoperto. È un invito, quello di Mantovan, a uscire dalla visione bottegaia della sicurezza orientata a ridurre al massimo i costi orari del servizio individuando esclusivamente nella formazione e nelle retribuzioni gli ambiti dove fare margini.
Analogo invito, sebbene meno aperto, è rivolto ai fruitori dei servizi di sicurezza, cioè le aziende. La normativa in materia deve essere ben nota anche a loro. Le aziende, al pari degli Istituti, sono chiamate all’introiezione di tutti questi aspetti che devono necessariamente riflettersi nella domanda. L’adagio britannico secondo cui “se paghi in noccioline, ottieni scimmie”, è quantomai calzante e attuale.
I primi destinatari del quaderno – lo ricordiamo – sono le guardie giurate (oltre 50.000). Sono loro che hanno interesse ad avere chiara la visione della propria fisionomia professionale e del perimetro nel quale svolgere la propria opera. Sono sempre loro che debbono comprendere il valore del peso specifico di ogni operatore la cui formazione è determinante per la qualità di un servizio in molti casi indispensabile, considerando la logica saltuarietà della prevenzione di polizia. In gergo militare lo scritto di Mantovan si presenta come una sinossi, un prezioso compendio ben strutturato e di facile consultazione che offre un’efficace visione d’insieme.
L’intento dell’autore è quello di costruire intorno alla consapevolezza di questo profilo una precisa coscienza identitaria.












