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Marrocco, AIPROS: serve un cambio di paradigma e propone il Revisore della Sicurezza

Massimo Marrocco AIPROS

Il Caffè Rosati, affacciato su Piazza del Popolo, è uno dei luoghi simbolo dell’intellettualità romana ed è proprio qui che S News incontra l’ingegner Massimo Marrocco, Presidente AIPROS, figura di riferimento nel panorama della sicurezza integrata.

Arriva con passo deciso, cartella tecnica sotto il braccio e lo sguardo di chi ha attraversato trent’anni di evoluzione normativa: dal Dlgs 626/94, che introdusse per la prima volta un approccio sistemico alla prevenzione, fino al Dlgs 81/2008, oggi Testo Unico. La sua presenza è calma ma vigile, tipica di chi conosce bene il peso delle responsabilità che ruotano attorno alla tutela dei lavoratori.

Presidente, partiamo dal quadro normativo. Dal 626/94 all’81/08: cosa è cambiato e cosa manca oggi?

Il Dlgs 626/94 ha introdotto per la prima volta il concetto di prevenzione programmata, mentre il Dlgs 81/2008 ha consolidato tutto in un Testo Unico organico. Ma oggi il contesto produttivo evolve a una velocità che il legislatore non aveva previsto. Pensiamo all’art. 15 del Testo Unico: parla di “misure generali di tutela”, ma molte di queste devono essere reinterpretate alla luce di nuove tecnologie, smart working, appalti complessi, supply chain globali. Serve un aggiornamento che garantisca continuità, efficacia e verificabilità.

Gli incidenti che continuano a verificarsi sono quindi un segnale di tale distanza?

Sì. E non parliamo solo di infortuni mortali: parliamo di non conformità sistemiche, di DVR non aggiornati, di deleghe non formalizzate, di preposti non formati come richiesto dall’art. 37. Molti incidenti dimostrano che le misure di sicurezza sono inesistenti, inefficaci o non applicate. Il problema non è solo normativo: è di controllo e responsabilità.

Ed è qui che nasce la vostra proposta del Revisore della Sicurezza, corretto?

Esatto. Così come il Revisore Contabile garantisce la veridicità dei bilanci, il Revisore della Sicurezza garantirebbe la veridicità del sistema prevenzionistico aziendale. Una figura terza, indipendente, istituzionale, iscritta a un Albo presso il Ministero, con competenze certificate – penso alla UNI 10459, che definisce i requisiti del professionista HSE. Non sostituisce l’RSPP, né il Datore di Lavoro, né gli RLS: li integra, verificando che ciò che è previsto dall’art. 18, dall’art. 30 e dai modelli 231 sia realmente applicato.

Quali sarebbero i compiti principali del Revisore della Sicurezza?

Tre sarebbero le funzioni fondamentali:

  1. Controllo continuativo della conformità delle attività di protezione e prevenzione, secondo norme, linee guida e best practices internazionali.
  2. Relazione annuale asseverata, allegata al bilancio, che certifichi la veridicità della situazione logistica, impiantistica e organizzativa.
  3. Giudizio finale sul contesto operativo: senza rilievi, con rilievi, negativo o impossibilità di giudizio.

È un’estensione logica dell’art. 30 del Testo Unico, che già prevede la possibilità di “modelli di organizzazione e gestione” verificati da organismi terzi.

Una figura così forte comporta decisamente responsabilità importanti…

Certo. Il Revisore risponderebbe civilmente, penalmente e amministrativamente. In caso di negligenza o falsità nella relazione, scatterebbero sanzioni ministeriali, sospensione o revoca dall’Albo, risarcimento danni e – nei casi più gravi – anche arresto. È la stessa logica dell’art. 299: chi esercita di fatto un potere, ne assume le responsabilità. La sicurezza richiede rigore e accountability.

Presidente Marrocco, sintetizzando in una frase: perché oggi serve questa figura?

Perché la sicurezza non può essere episodica. Deve essere continua, integrata, verificata. Il Revisore della Sicurezza è la risposta a un mondo del lavoro che cambia e alla necessità di tutelare davvero i lavoratori.

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