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Marrocco, AIPROS: sicurezza sul lavoro, dalla carta alla realtà

Massimo Marrocco - Presidente A.I.PRO.S.

Massimo Marrocco, Presidente A.I.PRO.S., rilancia il ruolo dell’RSPP e propone il Revisore della Sicurezza per una prevenzione più matura, verificabile ed efficace. Loris Brizio, Coordinatore del Dipartimento Nazionale Salute e Sicurezza FABI, Consigliere del Direttivo AIPROS e Direttore Centro Formazione AIPROS, lo incontra.

SICUREZZA SUL LAVORO: DALLA CARTA ALLA REALTÀ

di Loris Brizio

L’Ing. Massimo Marrocco è nella sede AIPROS, in Via degli Scipioni 17, a Roma. Un luogo sobrio e vivo, dove la sicurezza sul lavoro sembra uscire dalle carte per diventare confronto, responsabilità e passione civile. Marrocco, Presidente dell’Associazione, ha il passo di chi conosce bene il terreno che percorre: determinato, diretto, animato dall’idea che la prevenzione non sia un obbligo da archiviare, ma un modo concreto di proteggere le persone.

Presidente Marrocco, perché oggi è necessario ripensare il sistema della prevenzione?

Perché la sicurezza non può restare chiusa nel recinto dell’adempimento. Il D.Lgs. 81/2008 ha costruito un sistema fondato su valutazione dei rischi, ruoli, formazione, informazione, addestramento e vigilanza; oggi però serve leggerlo con più sostanza. Non basta avere documenti, nomine e procedure: bisogna dimostrare che il sistema vive davvero, che viene aggiornato, verificato e tradotto in comportamenti concreti, cioè che sia efficace sul risultato atteso di proteggere, rispetto ai rischi del contesto.

In questo scenario come cambia il ruolo dell’RSPP?

L’RSPP resta una figura tecnica centrale, ma non può essere ridotto al ruolo di produttore di documenti. Deve leggere i processi, parlare con datore di lavoro, dirigenti, preposti e lavoratori, collegare la valutazione dei rischi alle decisioni organizzative. La riforma del Testo Unico, nelle ipotesi oggi in discussione, richiama proprio questa esigenza: rendere più chiari ruoli, responsabilità e rapporti tra le figure della prevenzione.

Lei propone la figura del Revisore della Sicurezza. Di cosa si tratta?

È una figura qualificata, autonoma e indipendente, chiamata a verificare la coerenza del sistema di prevenzione aziendale. Non sostituisce nessuno e non si sovrappone alle responsabilità già previste dalla normativa. Il suo compito è più semplice e più delicato: capire se ciò che l’organizzazione dichiara nei documenti corrisponde a ciò che accade davvero nei luoghi di lavoro.

Non c’è il rischio di introdurre un ulteriore livello burocratico?

Solo se lo si immagina come un controllo in più. L’idea, invece, è opposta: meno burocrazia inutile, più verità nel sistema. Il Revisore dovrebbe aiutare l’impresa a leggere punti di forza, criticità e margini di miglioramento, trasformando la verifica in uno strumento di crescita e non in un nuovo fascicolo da riempire.

Quali competenze dovrebbe possedere questa nuova figura?

Servono competenze tecniche, giuridiche, organizzative, comunicative e metodologiche. Il Revisore deve saper analizzare documenti, osservare processi, condurre colloqui, leggere indicatori e valutare evidenze. Per questo la formazione è decisiva: non può limitarsi alla norma, ma deve unire teoria, pratica, casi applicativi, simulazioni di audit, aggiornamento continuo e valutazione delle competenze.

Qual è il beneficio concreto per le imprese?

Il beneficio è rendere più leggibile l’organizzazione. Un’impresa può vedere prima le proprie fragilità, correggere distanze tra procedure e lavoro reale, dimostrare meglio l’effettività del proprio sistema: una valutazione dei rischi aderente ai processi, procedure comprese, formazione capace di generare consapevolezza, vigilanza concreta e miglioramento continuo. È il passaggio dalla sicurezza dichiarata alla sicurezza verificata.

Che cosa significa, in sintesi, nuova cultura della prevenzione?

Significa smettere di pensare alla sicurezza come a una pratica da chiudere. La norma resta il perimetro, ma la cultura nasce quando documenti, organizzazione, formazione, vigilanza e partecipazione camminano insieme. Una prevenzione matura è chiara nei ruoli, misurabile nei risultati, trasparente nelle responsabilità e capace di imparare dai propri errori.

Questa proposta è stata già presentata pubblicamente?

Sì. La proposta è stata presentata anche nella conferenza stampa tenuta venerdì 3 luglio a Roma, presso l’Antico Palazzo Rospigliosi, sul tema “La figura del RSPP nel quadro della riforma del Decreto Legislativo n. 81 del 9 aprile 2008 e la proposta A.I.PRO.S. del Revisore della Sicurezza”. Da lì sono emerse direttrici chiare: rafforzare l’RSPP, valorizzare la formazione qualificata, rendere più leggibili le responsabilità e introdurre strumenti di verifica capaci di misurare l’efficacia reale della prevenzione.

Presidente Marrocco, qual è allora il messaggio conclusivo che vuole lasciare?

Sono convinto che la prevenzione possa fare un salto di qualità. Abbiamo professionisti preparati, imprese più consapevoli e una normativa che può diventare crescita, se interpretata con serietà. Il Revisore della Sicurezza non è un peso in più: è uno strumento per rendere il sistema più credibile, più trasparente, più vicino alla realtà del lavoro. Il Revisore si affianca al Datore di Lavoro per renderlo consapevole del livello di rischio effettivo e non solo di quello dichiarato. La sicurezza non deve limitarsi a rispettare le regole: deve proteggere davvero le persone.

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