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Security ed emergenza sanitaria. Best practice Acciai Speciali Terni

Security ed emergenza sanitaria. Best practice Acciai Speciali Terni

Security ed emergenza sanitaria. Il binomio è al centro del Dazebao della Security di S News, grazie alla best practice di Acciai Speciali Terni. Incontriamo Cristhian Re, Responsabile Security e Servizi Generali di Acciai Speciali Terni SpA.

Innanzitutto complimenti vivissimi per l'importante ruolo all'interno della prestigiosa realtà di Acciai Speciali Terni! Certo che adesso, collega, in qualità di curatore della seguitissima rubrica Il Dazebao della Security di S News e di Arcipelago Libri, dovrei darle forse del… Lei… visto che è l'intervistato.
(n.d.r. Sorride) Non dirlo nemmeno per scherzo, Monica! Innanzitutto grazie per lo spazio che mi dedichi da intervistato in questo curioso e stimolante gioco di specchi. Le tue parole mi lusingano doppiamente, perché so essere sincere e pronunciate da una professionista di vaglia, oltreché amica. Sono pronto. Iniziamo pure. Oggi sarai tu, quindi, la “dazebaoista” (sorride ancora, n.d.r.).

Bene, ritorniamo decisamente al duzen, come direbbero i teutonici ed entriamo in medias res. Un aspetto che è risultato chiaro, sin dall'inizio dell'emergenza sanitaria dovuta al Covid-19, è stato la centralità del ruolo della Security. Come avete gestito in AST l'emergenza e quali riflessioni ne sono scaturite?
Al mio arrivo a Terni l’Azienda aveva già 136 anni di storia alle spalle. AST ha conosciuto la monarchia, due guerre mondiali, distruzioni, la Repubblica (I, II, …), ricostruzioni, trasformazioni epocali, cataclismi, emergenze varie (pandemie incluse), ecc. Spalle, dunque, di rassicurante larghezza. Donne e uomini che hanno reso grande AST e Terni, una città dalla forte tempra capace non solo di forgiare acciaio nelle sue fucine, ma anche di riservare straordinarie sorprese. Saldamente al timone dell’Azienda dal 2016 l’ing. Massimiliano Burelli e un indiscusso Top Management al suo fianco.

Ad inizio marzo la situazione appariva, come nel resto del Paese, già piuttosto critica e il Business Continuity Committee di AST, in linea con le decisioni assunte di volta in volta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e con le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, aveva adottato le prime efficaci misure di contenimento alla diffusione del virus. Dal 9 marzo è cronaca. Pleonastico ricordare gli effetti per l’Italia di questa emergenza sanitaria in termini occupazionali e di PIL (- 2 milioni di posti di lavoro, -12,8%). Una situazione davvero difficile mitigata dalla drammaticità dei numeri, abbattutasi impietosamente anche su altre economie mondiali come USA, Francia, UK, Brasile, India, Spagna, ecc.

Nello specifico, il mio Ente (Sicurezza Industriale e Servizi Generali) ha fornito il proprio contributo remando all’unisono come tutti gli altri componenti dell'equipaggio del vascello. Personalmente ho avuto la buona sorte di poter contare su una squadra composta da validi e coraggiosi elementi, che hanno messo in luce doti professionali elevate sostenute da abnegazione e non comune spirito di sacrificio, nella piena consapevolezza della natura della grave e inattesa minaccia cui l’intera compagine ha dovuto far fronte. 

Siamo intervenuti su più fronti all’interno di uno stabilimento che, oltre alle complessità intrinseche, conta una superficie di circa un milione e mezzo di metri quadrati (l’equivalente di 135 campi da calcio) e transiti (persone e mezzi, convogli ferroviari inclusi) per circa 700.000 all’anno: l'adozione di ferrei protocolli in chiave preventiva, l'utilizzo di dispositivi di protezione individuale come i TAG per il tracciamento contatti, il ricorso a termoscanners (anche portatili) per la rilevazione della temperatura corporea, la pulizia e la sanificazione di tutti gli ambienti (di alcuni anche più volte al giorno), la distribuzione di cestini freddi e pasti caldi, l'affissione di  avvisi e cartellonistica varia, la segregazione di locali e ambienti, la creazione di percorsi obbligati, la delimitazione di aree di rispetto, l'installazione di pannelli protettivi in plexiglass o policarbonato alveolare presso uffici, mensa, ecc., l'installazione di cleaning kits e dispensers gel igienizzante un po' ovunque, lo sviluppo di una APP per la prenotazione del posto a sedere a mensa e della relativa fascia di preferenza, ecc. Un lavoro ciclopico!

Nei confronti della mia squadra, quindi, sento il dovere di esprimere tutto il mio apprezzamento non scevro da gratitudine per l’esemplarità del comportamento. È appena il caso di sottolineare che durante l'intero lockdown il mio Ente è stato sempre presente a prescindere dall'interruzione dell'attività produttiva, opportunamente disposta dal Management.

Quale a tuo avviso l'insegnamento che il Security Management ne può ricavare?
Il delicatissimo frangente emergenziale ha contribuito a far percepire all’interno della realtà aziendale la Security come un vero e proprio servizio per il bene e la salute della collettività. Il mio auspicio è che riesca a mantenere il tratto acquisito, anche una volta tornati alla cosiddetta normalità.

Nei decenni della mia esperienza ho avuto modo di constatare come non pochi managers siano rimasti ancorati al concetto ottocentesco di sicurezza, percepito come semplice guardiania ai cancelli, mentre il progredire della tecnologia e il delinearsi di nuove concrete minacce al patrimonio informativo aziendale, imponevano un deciso allargamento delle funzioni fino alla marginalizzazione di quelle fisiche

Esulando dalla realtà AST ed ampliando il campo d'osservazione al Sistema Paese, quali gli errori, dal tuo punto di vista, in qualità di tecnico esperto del settore, che si sarebbero dovuti evitare?
L’errore che vedo commettere con sistematicità è quello di “usare la speranza come tattica” [cfr. Dazebao – S News n.52 e “Italia, il Paese della speranza…come tattica“], come chi cerca di esaurire il carburante all’atterraggio. Si corre il serio rischio di restare a secco prima che l’aereo tocchi terra. La nozione di “cigno nero” (un evento dall’impatto enorme che non rientra nel campo delle normali aspettative) è certamente diffusa, ma non sufficientemente compresa e interiorizzata. Nassim Taleb, tredici anni fa, elimina definitivamente il concetto di probabilità, assicurando che tali eventi accadranno con effetti comunque devastanti. Non è nemmeno il quando, neppure il cosa, ma essenzialmente il come affrontare gli eventi inattesi. Questo richiede la necessità di una pianificazione elastica capace di attuare un permanente calcolo dello scostamento tra le previsioni e gli accadimenti che, puntualmente, le vanificano.  In sostanza, il personale addetto alla sicurezza deve essere sempre pronto a schierarsi in testuggine, nella consapevolezza che la minaccia si presenterà improvvisa. Il da farsi segue.

A posteriori, ma ancora nell'emergenza, quali le best practices da seguire dunque?
Esistono standards come la ISO 22301 e le Good Practice Guidelines (GPG) del Business Continuity Institute. Perché, dunque, non limitarci ad applicarle? Ricordo che il “piano pandemia” è uno dei nove piani previsti dal più ampio e onnicomprensivo “Piano di Business Continuity” (in sostanza il contenitore di tutti e nove)!

Procediamo con quello che i latini definivano: reductio ad absurdum (ragionamento per assurdo). Se assumessimo che nel mondo ogni Organizzazione, statale e privata, avesse redatto e attuato un Piano di Business Continuity, sicuramente non saremmo arrivati a oltre 1 milione di morti in soli sette mesi, ad aziende in rovina o prossime alla rovina, milioni di posti di lavoro persi, miliardi di dollari volatilizzati. Si pensi, ad esempio, che in un Paese estremamente sensibile al tema delle certificazioni come l’Italia, a febbraio 2020, su oltre un milione di imprese, solo 41 risultavano certificate ISO 22301! [fonte Accredia]. Un dato su cui riflettere.

Esistono figure professionali certificate (CBCI, AMBCI, MBCI, ecc.) e qualificate (Lead Auditor ISO 22301, ecc.) capaci di applicare lo standard e verificare la bontà dell’applicazione. Perché, dunque, non affidarsi a loro? Cosa giustifica questo lassismo? Riferisco di una mia personale esperienza professionale. In un'occasione ebbi a proporre un piano BC che prevedeva anche l'emergenza pandemia. Mi fu caldamente suggerito di espungerlo in quanto NA (non applicabile, in Italia), mentre platealmente i più ricorrevano anche alle forme meno eleganti di scongiuro. Passò esattamente un mese dalla chiusura del Progetto e fu… lockdown. Io ero già altrove.

Il tema mi offre l’opportunità di rispondere ancor più compiutamente anche alla seconda domanda: “quali le riflessioni scaturite?”. Una delle intuizioni vincenti del mio management è stata quella di puntare sulla formazione assegnandole un ruolo centrale, allargando progressivamente il bacino di utenti, sviluppandone le potenzialità, stimolando continuamente il ricorso all’innovazione e premiando la creatività quanto le competenze. Ben prima del mio arrivo, l’Azienda istituì una Academy, vero fiore all’occhiello, per cercare di soddisfare le esigenze formative interne e, a breve, aperta anche all'esterno. A settembre, la Security, è ripartita di gran lena proprio da qui, con un corso di formazione, in presenza non virtuale, rivolto alle nostre risorse (oltre quaranta) e articolato su quattro moduli giornalieri. Il corso, organizzato in tempi stretti in pieno lockdown da AST Academy in collaborazione con SicurOn, si è tenuto simbolicamente nel cuore dell’azienda: la storica biblioteca che, grazie ai suoi ampi e suggestivi locali, è stata in grado di ospitare le varie edizioni succedutesi. Come per il Paese è divenuto indifferibile un rilancio della scuola, dell’università e della ricerca, così le aziende dovrebbero uscire da una stretta visione post-industriale, adottando il modello virtuoso che da tempo AST ha fatto proprio, mettendo così definitivamente al bando l’improvvisazione.

Nessuno ha la sfera di cristallo, ma dal tuo privilegiato punto d'osservazione e grazie alla tua esperienza e capacità di documentazione, come potrebbe evolvere la situazione in merito?
Mutuando le parole del Gen. Fabio Mini [“Come finì la guerra che non cominciò mai” – Limes, luglio 2020], nella mia personale sfera di cristallo vedo abbastanza nitidamente il passato, colgo numerose manifestazioni del presente, ma allibisco di fronte alla assoluta trasparenza per quanto riguarda il futuro; in questa trasparenza vedo l'eterno conflitto tra casualità e causalità, con l'uomo alla disperata ricerca di una sintonia

a cura di Monica Bertolo

Team Re
Daniele Salvini (Coordinatore Vigilanza), Daniele Lotti (Responsabile Servizi Generali), Cristhian Re (Responsabile Security e Servizi Generali), Stefano Verchiani (Responsabile Sicurezza Industriale) con alle spalle la storica “Palazzina dell’Orologio”

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