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Physical AI: per le aziende una priorità nei prossimi tre-cinque anni

Physical AI - Capgemini

La physical AI si trova oggi ad un momento di svolta, tra innovazioni tecnologiche e dinamiche di mercato che stanno convergendo per accelerarne l’adozione su larga scala. Inoltre i progressi nei modelli di base stanno dotando i robot dell’intelligenza necessaria per operare autonomamente in ambienti complessi, mentre le tecnologie di simulazione riducono drasticamente i tempi di addestramento, consentendo l’apprendimento su larga scala.

Non solo, poiché sta emergendo un circolo virtuoso tra AI, robotica e dati: i sistemi già operativi generano dati reali che migliorano continuamente prestazioni e capacità di generalizzazione. Questi progressi sono ulteriormente rafforzati da sviluppi nell’edge computing2 e nelle batterie, dalla riduzione dei costi hardware, da nuovi modelli commerciali come il robotics-as-a-service (RaaS) e da innovazioni nella connettività, tra cui il 5G privato e i sistemi di posizionamento wireless ad alta precisione.

Il clima quindi è di grande ottimismo: il 60% dei dirigenti ritiene che la physical AI renderà possibili applicazioni robotiche finora impraticabili. I casi d’uso spaziano da operazioni in ambienti pericolosi, micro-logistica, attività di pick-and-place e sopralluogo, fino ad applicazioni specifiche di settore come l’assemblaggio dinamico nel manifatturiero, il supporto sanitario e assistenziale nel settore pubblico e la valutazione dei danni da disastri nel comparto assicurativo.

Questo il quadro che scaturisce dal report “Physical AI: Taking human-robot collaboration to the next level” di Capgemini, dedicato all’impatto della physical AI sulla robotica industriale e alla sua capacità di generare valore concreto per le imprese.

Lo studio, basato su un’indagine globale condotta su 1.678 senior executive di aziende con ricavi superiori al miliardo di dollari, in 15 settori e 16 Paesi, tra cui l’Italia racconta come la robotica avanzata stia ridisegnando il modello industriale globale, con impatti diretti su reindustrializzazione, mercato del lavoro e competitività d’impresa, in un momento in cui il dibattito su reshoring e automazione è più vivo che mai.

I  principali dati del report sulla Physical AI di Capgemini

Ecco in sintesi alcune evidenze chiave emerse dal report. 

  • Un’adozione già in corso, ma la scalabilità è ancora una sfida: il 79% delle aziende è già attivo nel campo della physical AI e il 27% ha avviato o sta scalando soluzioni. Eppure, quasi 8 dirigenti su 10 riconoscono che passare dai progetti pilota alle implementazioni su larga scala rimane una sfida significativa.
  • Un fattore di svolta per la competitività: due terzi dei dirigenti globali considerano la physical AI game-changing per il proprio settore. Il 64% la ritiene un driver critico di competitività, e due terzi delle aziende la inseriscono già tra le priorità assolute della propria strategia di automazione per i prossimi tre-cinque anni.
  • Produttività e resilienza, i benefici più attesi: il 76% dei dirigenti indica la produttività come il principale valore generabile, seguita dalla riduzione dei costi operativi (70%) e dal miglioramento della qualità (65%). La resilienza operativa, ovvero la capacità di mantenere la continuità nonostante le fluttuazioni di personale, è ritenuta ad alto valore dal 57% dei rispondenti.
  • La carenza di manodopera come principale driver: più ancora dei costi del lavoro (69%), è la difficoltà a trovare lavoratori (74%) il motore principale degli investimenti in physical AI. Reshoring e reindustrializzazione, un tema sempre più caldo in Europa e negli USA, spingono il 43% dei dirigenti a guardare alla robotica avanzata come leva per la produzione domestica su larga scala.
  • Robot umanoidi: interesse alto, realizzazione ancora lontana. Il 67% dei dirigenti li giudica trasformativi per il proprio settore. Quasi la metà prevede di deployarli entro il 2030. Ma le barriere restano alte: il 72% cita la maturità tecnologica ancora insufficiente, il 63% i costi elevati, e il 62% un ROI non ancora chiaro. La vera crescita nel breve periodo verrà invece da robot mobili autonomi, bracci robotici industriali e cobot.

“La physical AI – sottolinea Francesco Fantazzini, Chief Technology Innovation Officer di Capgemini in Italia – segna il passaggio da sistemi che descrivono il mondo a sistemi in grado di agire al suo interno. Tuttavia, la robotica ha una lunga storia di promesse troppo ambiziose, dovute a progressi iniziali che hanno generato aspettative superiori alle capacità reali della tecnologia. Ciò che cambia oggi non è l’entusiasmo, ma la convergenza tra AI, dati e maturità ingegneristica. L’opportunità è concreta, a patto di concentrarsi su ciò che funziona su larga scala. Implementare la physical AI in modo responsabile, sicuro e graduale sarà fondamentale per instaurare un clima di fiducia, garantendo sicurezza fin dalla progettazione, trasparenza e supervisione umana come elementi centrali di una collaborazione sostenibile tra esseri umani e robots”.

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