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Quello che non si dice in azienda. Il peso dei segreti sul benessere al lavoro. Parte seconda

Paola Barzaghi - Rubrica Benessere al Lavoro

Dopo la prima parte dell’articolo “Quello che non si dice in azienda. Il peso dei segreti sul benessere al lavoro”, pubblicata in S News n. 84 a pagina 63 e su snewsonline.com, ecco la seconda parte dell’approfondimento di Paola Barzaghi, psicologa, esperta di psicologia del lavoro, counselling e coaching, per la rubrica di S News Ben-Essere al Lavoro.

Buona lettura!

QUELLO CHE NON SI DICE IN AZIENDA. IL PESO DEI SEGRETI SUL BENESSERE AL LAVORO. PARTE SECONDA

a cura di Paola Barzaghi

7 mosse per fare fronte ad una comunicazione aziendale basata sul segreto (ad uso di lavoratori e responsabili)

Mantenere un segreto ha costi e conseguenze sulla vita organizzativa e sulla vita emotiva delle persone. A lungo andare può diventare il fondamento di un vero e proprio sistema comunicativo distorto e di una lealtà organizzativa basata sul non detto.

I segreti, infatti, continuano ad agire nell’ombra, fino a quando qualcuno non li riconosce e, nominandoli, li svuota del peso emotivo che accompagna il fatto stesso di “essere tenuti segreti”. Anche i segreti custoditi con le migliori intenzioni (come “protezione”), se non comunicati o svelati con tempi e modi adeguati, possono influenzare negativamente i modelli di interazione tra persone.

Le sette mosse presentate di seguito sono orientate a limitare la comunicazione basata sul segreto all’interno di un’organizzazione e per dare spazio ad un ambiente di maggiore benessere aziendale.

  1. Ricostruire la storia non ufficiale. La storia ufficiale è sempre una selezione: ciò che è stato omesso racconta spesso più di ciò che è stato incluso. Anche le versioni informali che circolano possono avere diritto di cittadinanza. Creare spazi collettivi in cui la storia dell’organizzazione può essere raccontata, discussa, integrata è un antidoto naturale al segreto che prospera nell’isolamento e nel silenzio.
  2. Osservare i patterns ricorrenti. Gli uffici con turnover cronico, i progetti che non decollano mai, i conflitti che si ripetono con protagonisti diversi sono elementi da tenere sotto osservazione, perché ciò che si ripete richiama l’attenzione su ciò che non è stato elaborato.
  3. Nominare gli eventi traumatici del passato. Licenziamenti collettivi, fusioni difficili, fallimenti potrebbero essere eventi non metabolizzati che si cristallizzano nella cultura e continuano a guidare i comportamenti anche quando nessuno ricorda più da dove vengono.
  4. Cercare i fondatori dimenticati e dare voce a ciò che è stato escluso. Ricordare le persone che hanno contribuito in modo significativo e che sono state rimosse dalla memoria ufficiale; ma ricordare anche idee, progetti, direzioni strategiche scartate senza essere mai discusse apertamente, ha un’utilità concreta. Nella logica sistemica, ciò che è stato escluso tende a tornare sotto forma di dinamiche disfunzionali.
  5. Ascoltare i nuovi arrivati. Chi entra “da fuori” percepisce il non-detto con più chiarezza di chi ci è immerso da anni. Le domande apparentemente ingenue sono spesso le più precise e le più scomode per comprendere l’attualità dell’azienda.
  6. Notare ciò che non si dice nelle riunioni. I temi sistematicamente evitati, le domande che nessuno fa, i silenzi che cadono su certi argomenti. Il non-detto ha una geografia precisa: mapparla significa iniziare a capire dove si trova il segreto che l’organizzazione sta proteggendo.
  7. Ricordare significa restituire complessità alla storia. Comprendere porta maggiore libertà di scelta a chi guida e a chi lavora dentro l’organizzazione oggi.

Conclusioni

Tutti i sistemi organizzativi hanno segreti, comprese le aziende. I segreti hanno funzioni diverse, tra le quali garantire senso di appartenenza e difesa dall’angoscia, si trasmettono e si possono manifestare in comportamenti disfunzionali. I segreti problematici hanno effetti ad ampio raggio: individuale, perché creano incertezze e confusione in chi li subisce, solitudine e stress in coloro che li detiene; di sistema perché causano fenomeni di collusione, sfiducia, insoddisfazione dentro l’azienda; a lungo termine perché possono diventare un vero e proprio modo di comunicare tra le persone.

Sono proposte 7 mosse dedicate a managers e lavoratori per fare fronte ad una comunicazione basata sul segreto: 1) ricostruire la storia non ufficiale dell’azienda 2) osservare i patterns ricorrenti 3) nominare gli eventi traumatici del passato 4) cercare i fondatori dimenticati e dare voce ciò che è stato escluso 5) ascoltare i nuovi arrivati 6) notare ciò che non si dice nei meetings 7) ricordare per restituire complessità alla storia.

Bibliografia

Abraham, N., Torok, M. (1987), La scorza e il nocciolo, Borla.
Kaës, R. (2010), Le alleanze inconsce, Borla.
Tisseron, S. (2019), I segreti di famiglia, Carocci.
Saita Ravizza, M. (2019). Psicogenealogia e segreti di famiglia, Mursia Editore.
Barzaghi, P. (2023) Segreti in famiglia e nelle organizzazioni lavorative, Blog Sassirigati.

CHI È PAOLA BARZAGHI

Da più di 20 anni si dedica alla psicologia del lavoro, all’interno di diverse organizzazioni nelle quali ha seguito i processi di selezione, formazione e sviluppo. Tuttora si occupa di benessere organizzativo e di sviluppo professionale del personale in una grande università pubblica. Come psicologa che opera anche a livello individuale, aiuta le persone con percorsi di sostegno e crescita, attraverso gli strumenti del counseling e del coaching. Propone, infine, docenze su temi psicologici e conferenze per divulgare la psicogenealogia, un metodo che consente di affrontare quei blocchi di vita relazionale e lavorativa che hanno origine transgenerazionale.

Paola Barzaghi - segreti, benessere al lavoro
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