Quello che non si dice in azienda. Il peso dei segreti sul benessere al lavoro

Paola Barzaghi, psicologa, esperta di psicologia del lavoro, counselling e coaching, per la rubrica di S News Ben-Essere al Lavoro propone una riflessione sul ruolo dei segreti nelle aziende e sul loro impatto sul benessere lavorativo.
Buona lettura!
QUELLO CHE NON SI DICE IN AZIENDA. IL PESO DEI SEGRETI SUL BENESSERE AL LAVORO
a cura di Paola Barzaghi
Nella tua azienda ci sono i segreti? Probabilmente sì.
I segreti aziendali ai quali si fa riferimento sono eventi rimossi dalle narrazioni ufficiali, fallimenti che nessuno cita apertamente, codici comportamentali che non si mettono in discussione.
Quello che non si dice in azienda ha un peso tanto importante quanto quello che hanno le parole e le informazioni ufficiali.
La prima parte dell’articolo spiega perché nascono e si trasmettono i segreti nelle aziende e lo fa attraverso alcuni contributi che derivano dallo studio dei sistemi familiari, dei gruppi, e dalla psicogenealogia.1
La seconda parte presenta un vademecum “in 7 mosse” per aiutare managers e lavoratori a comprendere come far fronte a una comunicazione basata sul segreto, e migliorare il benessere in azienda.
Una premessa importante: tutti i sistemi organizzativi hanno segreti
Non si tratta necessariamente di qualcosa di patologico. Ci sono segreti che servono a proteggere dall’esterno, come ricorda il detto “i panni sporchi si lavano in famiglia” oppure al segreto d’ufficio o a quello industriale, nel mondo delle organizzazioni pubbliche o aziendali. Esistono segreti che servono a tutelare la privacy e sono necessari perché garantiscono riservatezza, rispetto a qualcosa che è intimo. In ambito organizzativo, ad esempio, è noto che sono adottate tutta una serie di misure che tutelano il trattamento e lo scambio di dati personali.
I segreti problematici riguardano temi ed emozioni tipiche
In genere, nei sistemi familiari il velo di silenzio cade su temi di vita specifici: esperienze passate negative, malattie, figli illegittimi, abbandoni, infertilità, morti tragiche. Nelle organizzazioni lavorative il segreto può nascondere temi quali: fallimenti, licenziamenti, carriere non limpide, scorrettezze economiche, incidenti sul lavoro, conflitti tra divisioni.
Nella terapia familiare è noto che i segreti si riferiscono ad argomenti carichi di vergogna, senso di colpa, paura. Anche nelle organizzazioni avviene la stessa cosa: quando si tace su un certo fatto, è perché genera emozioni negative e va a modificare clima e relazioni.
I segreti garantiscono senso di appartenenza e difesa dall’angoscia
Lo psicoanalista René Kaës ha studiato le istituzioni sanitarie e ha sviluppato l’idea che nella vita psichica di un gruppo prendano vita delle alleanze inconsce. Si tratta di patti non-detti che tengono insieme il gruppo e lo difendono da angosce intollerabili.
Il concetto di alleanza inconscia può spiegare alcune situazioni che uniscono le persone in azienda attraverso patti taciti, inconsapevoli. Ad esempio, si pensi al caso di una startup “visionaria” in cui esiste l’ideale “siamo innovativi e rivoluzionari”, ma nella quale nessuno mai segnala errori strutturali e fragilità finanziarie. L’alleanza sotterranea basata sul “non incriniamo la narrazione eroica” unisce le persone, al fine di scongiurare l’angoscia di fallimento. Oppure il caso di una azienda ad alta performance, nella quale si porta avanti l’ideale che: “vincono solo i migliori”, ma dove nessuno ammette la fatica o il burnout e dove i più fragili vengono gradualmente espulsi. Il patto non detto è basato su: “La vulnerabilità è incompatibile con l’appartenenza.”
I segreti si possono manifestare attraverso comportamenti disfunzionali
Gli psicoanalisti N. Abraham e M. Torok hanno definito cripta lo spazio psichico in cui gli antenati di una famiglia seppelliscono ciò che non può essere detto, né elaborato (es. un fatto doloroso). Nonostante il contenuto insopportabile venga murato vivo nell’inconscio, esso continua ad abitare il sistema, tanto che i discendenti, all’oscuro di tutto, ne vivono i sintomi relativi (es. confusione, mancanza di senso rispetto a certi comportamenti, sensazione di essere “fuori posto”).
Il concetto di cripta permette di esplorare in modo euristico anche il funzionamento dei segreti nelle aziende. Eventi come una frode, un fallimento taciuto, un comportamento scorretto di un fondatore, un licenziamento vissuto come ingiusto non “metabolizzati” apertamente possono essere “criptati”.
La prima conseguenza di ciò è che i membri dell’azienda coprono l’evento e cercano di “tenere il segreto” in diversi modi: es. sono reticenti a parlare di certi argomenti nelle riunioni; boicottano più o meno consapevolmente progetti che si “avvicinano” al segreto; creano burocrazia eccessiva o elevato turnover per evitare di toccare il cuore del segreto.
La seconda conseguenza è che, nel tempo, allentato il ricordo delle cause originarie, questi agiti vanno strutturandosi in comportamenti disfunzionali. I nuovi arrivati nell’organizzazione li interiorizzano come “cultura aziendale”, senza sapere da dove provengano.
I diversi livelli del segreto
La prospettiva dello psichiatra e psicoanalista Serge Tisseron sul segreto è molto interessante. È stata sviluppata in ambito familiare, ma risulta adatta anche per un’analisi organizzativa. L’autore distingue tre livelli di segreto:
- Il segreto consapevole. È una situazione nella quale chi tiene un segreto, sa cosa nasconde e sceglie di non dirlo: mente o omette qualcosa in modo strategico.
- Il segreto rimosso. In questo caso il portatore del segreto non sa più “cosa” nasconde, ma continua a farlo, con un disagio inspiegabile e con una tensione verso certi temi.
- Il fantasma. I presenti non sanno che esiste un segreto, ma ne portano i sintomi. Il primo livello rimane quello più “trattabile”, perché c’è consapevolezza e la persona in modo deliberato “tiene” il segreto.
Gli altri due livelli segnano un passaggio ad una dimensione più complessa, legata ad una comunicazione e trasmissione “emotiva” più che “di contenuto” sulla quale è più difficile intervenire dal punto di vista organizzativo.
I segreti si trasmettono
Secondo Tisseron, concretamente, in un sistema familiare il segreto passa da una generazione all’altra attraverso micro-comportamenti impercettibili.
Anche nelle aziende si verificano passaggi e trasmissioni di contenuti “privi di parole”. Ad esempio, il modo in cui una persona abbassa lo sguardo quando la conversazione si avvicina a certi temi, o la tensione che accompagna alcune parole, o i silenzi che cadono su determinati argomenti. Oppure quando i nuovi arrivati all’interno di un’organizzazione leggono qualcosa con una precisione straordinaria — non cognitivamente, ma la “avvertono” e quindi imparano “dove non andare” senza che nessuno glielo abbia detto esplicitamente.
- La Psicogenealogia è un approccio psicologico che studia l’influenza della storia familiare (eventi, traumi, segreti, dinamiche relazionali) sul benessere emotivo e sui comportamenti di una persona, ipotizzando che conflitti irrisolti e modelli transgenerazionali possano trasmettersi attraverso le generazioni. ↩︎
La seconda parte dell’approfondimento, che presenta il vademecum “in 7 mosse”, sarà pubblicata a seguito dell’uscita del numero 85 di S News.
Bibliografia
Abraham, N., Torok, M. (1987), La scorza e il nocciolo, Borla.
Kaës, R. (2010), Le alleanze inconsce, Borla.
Tisseron, S. (2019), I segreti di famiglia, Carocci.
Saita Ravizza, M. (2019). Psicogenealogia e segreti di famiglia, Mursia Editore.
Barzaghi, P. (2023) Segreti in famiglia e nelle organizzazioni lavorative, Blog Sassirigati.
CHI È PAOLA BARZAGHI
Da più di 20 anni si dedica alla psicologia del lavoro, all’interno di diverse organizzazioni nelle quali ha seguito i processi di selezione, formazione e sviluppo. Tuttora si occupa di benessere organizzativo e di sviluppo professionale del personale in una grande università pubblica. Come psicologa che opera anche a livello individuale, aiuta le persone con percorsi di sostegno e crescita, attraverso gli strumenti del counseling e del coaching. Propone, infine, docenze su temi psicologici e conferenze per divulgare la psicogenealogia, un metodo che consente di affrontare quei blocchi di vita relazionale e lavorativa che hanno origine transgenerazionale.












