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Alla ricerca della sicurezza perduta

Cristhian Re - Arcipelago Libri

Con “La scienza del rischio” siamo certamente di fronte ad una pubblicazione di carattere scientifico, proprio come recita il sottotitolo. Ci si attrezzi, dunque, all’impresa: il tomo sfiora le 400 pagine.

L’autore, oltre ad avere un retroterra accademico di questo tipo (è un fior di ingegnere civile dei trasporti), è anche uno stimato pluridecennale professionista del settore.

I contenuti spaziano dal comportamento umano agli stati indesiderati dei sistemi, dalle organizzazioni ad alta affidabilità all’analisi decisionale, dall’intelligenza artificiale all’approccio bayesiano. Gianpaolo Natale, tra le tante cose, è anche un formatore che, grazie alla sua capacità affabulatoria e alla sua logica ferrea, riesce nell’intento di far appassionare il lettore alla materia provocandogli, nondimeno, vertigine e smarrimento.

L’impatto può essere traumatico. Il rischio che si corre, infatti, è la sensazione di aver sbagliato, forse, mestiere. Al termine di ogni capitolo si è costretti a fare i conti con il divario che ci separa dalla piena padronanza della disciplina, pardon, scienza: la sicurezza. Soprattutto in ragione del fatto che Natale, attento alla psicologia del suo lettore, si “limita” a voli d’uccello per non appesantire troppo la lettura. Rimanda, quindi, alla corposa bibliografia (70 pagine) o ai suoi sforzi editoriali, ancor più di nicchia, di prossima uscita.

La compulsione di questo testo ci consente di essere più preparati nella pratica quotidiana, di riconoscere i fenomeni in corso o, addirittura, di prevenirli e, non ultimo, di ricorrere a un vastissimo bagaglio di definizioni, concetti, metodologie e formule cui attingere in caso di necessità. Innumerevoli i casi di studio trattati (Costa Concordia del 2012, Deepwater Horizon del 2010, Concorde del 2000, Herald of Free Enterprise del 1987, Texas City del 2005, NASA del 1986 e del 2003, e tanti altri ancora) da cui trarre insegnamento, perché la sicurezza non venga mai percepita come una mera “compliance drift” ovvero un adempimento formale delle regole, bensì come un processo e una prestazione dinamici capaci di generare un’autentica interiorizzazione culturale a tutti i livelli.

Illuminante l’ottavo e conclusivo capitolo dedicato all’Intelligenza Artificiale. Lucidissima l’analisi di Natale: ne rimarca i vantaggi (cogliere i segnali deboli, elaborazione informazioni complesse, adattamento di strategie in tempo reale, ecc.) ma, al contempo, mette in guardia dagli enormi limiti (fragilità intrinseca dei sistemi, vulnerabilità algoritmiche, responsabilità, trasparenza, tracciabilità, ecc.).

Insomma, lo studio di un’opera del genere dovrebbe garantire l’acquisizione di un congruo numero di crediti per il mantenimento e il rinnovo di diverse certificazioni professionali.

Se un’azienda non può permettersi un Natale, almeno può mettere sotto l’albero questo libro, antidoto potente contro l’illusione che la sicurezza si faccia con quattro slide e qualche matrice di rischio, diagramma di flusso, grafico e procedura. Non risolve tutti i problemi, ma conduce verso una gestione più consapevole (e meno improvvisata) della sicurezza.

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