
Il SOC sta diventando un partner sempre più strategico per la resilienza dei servizi essenziali. Ad approfondire l’attuale tema, considerato il contesto d’aumento costante degli attacchi cyber e alle novità introdotte dalla NIS2, sono Mirko Gorrieri, CISO & Cybersecurity Dept Manager di Mead (a sinistra nella foto in alto) e Davide Ferrari, Marketing Specialist di Mead (a destra nella foto in alto).
Buona lettura!
IL SOC NELL’ERA NIS2 E DEI SERVIZI ESSENZIALI
a cura di Mirko Gorrieri e di Davide Ferrari
In un panorama di attacchi ibridi che colpiscono ospedali, utilities e infrastrutture critiche, le aziende scelgono un servizio SOC/MDR valutando chi è in grado di garantire rilevazione rapida, risposta continua e conformità normativa solida. La direttiva NIS2 ha accelerato questo cambio di paradigma: il SOC diventa un partner strategico per la resilienza dei servizi essenziali e oltre il mero “monitoraggio log” contano credibilità, misurabilità dei risultati e capacità di accompagnare il cliente nel tempo.
Certificazioni e conformità: la base della fiducia
Il primo fattore che influenza la scelta è il livello di affidabilità formale del fornitore, misurabile attraverso certificazioni, audit e allineamento alle normative. Un SOC che opera su realtà NIS2, sanità e infrastrutture critiche deve dimostrare di avere processi e controlli strutturati, non solo tecnologia avanzata. La presenza di certificazioni di sicurezza, di procedure documentate e di audit periodici offre al cliente la tranquillità di poter affrontare ispezioni, richieste del regolatore e incidenti gravi con un partner già riconosciuto come affidabile.
Per un CISO o un CIO questo si traduce nella riduzione del rischio aziendale: scegliere un SOC “certificato” significa ridurre l’esposizione a sanzioni, contestazioni e contestuali danni reputazionali. Inoltre, la capacità del fornitore di supportare il cliente nella reportistica verso le autorità, nella gestione delle notifiche e nella predisposizione di evidenze rende il servizio non solo tecnico, ma anche un prezioso strumento di governance.
Monitoraggio h24 e capacità di risposta
Il secondo elemento che pesa nella decisione è la concretezza del servizio di monitoraggio e risposta: non basta promettere un servizio SOC/MDR 24/7 se poi i tempi di presa in carico e di intervento sono lenti o poco chiari. Le aziende valutano attentamente la capacità del system integrator di rilevare in fretta le anomalie, di capirne la gravità e di guidare, o direttamente eseguire, le azioni di contenimento e remediation. Qui entrano in gioco indicatori come il tempo medio di rilevazione e di risposta, la presenza di servizi di threat hunting proattivo e la disponibilità di playbook specifici per i diversi scenari di attacco.
Nella pratica, durante le fasi di selezione, l’azienda matura chiede spesso dimostrazioni reali: simulazioni di incidenti, esercitazioni congiunte, test di escalation fuori orario. È in questi momenti che emerge la differenza tra un SOC “di facciata” e uno realmente operativo: reattività, chiarezza delle comunicazioni, capacità di gestione della crisi con più stakeholders coinvolti (IT, OT, direzione, legale, comunicazione). Un fornitore che dimostra padronanza in queste situazioni guadagna un vantaggio competitivo decisivo.
Competenze umane e specializzazione settoriale
Un altro fattore significativo è la qualità e l’esperienza del team di persone che sta dietro alla tecnologia. I clienti cercano SOC popolati da analisti e ingegneri con competenze certificate, ma soprattutto con esperienza su contesti specifici: sanità, industria, utility, trasporti e pubblica amministrazione. La conoscenza operativa del settore permette di interpretare meglio i segnali, di distinguere più velocemente il rumore da ciò che è davvero critico e di costruire casi d’uso aderenti ai processi del cliente.
La specializzazione settoriale è particolarmente apprezzata in realtà che operano su infrastrutture fisiche o che erogano servizi essenziali: avere un SOC che conosce la realtà ospedaliera, le logiche di produzione industriale o la gestione delle reti energetiche significa parlare lo stesso linguaggio degli operatori sul campo. Questo si traduce in minor tempo perso, meno incomprensioni e maggiore efficacia nel definire le priorità di intervento.

Scalabilità, flessibilità e modello di servizio
Dal punto di vista della direzione IT e del management, è fondamentale che il SOC scelto sia in grado di supportare la crescita dell’azienda e di adattarsi ai cambiamenti. I clienti valutano quindi se l’architettura e il modello di servizio proposto sono scalabili, se il fornitore è in grado di integrare nuove sedi, nuovi impianti, nuovi sistemi, senza riprogettare tutto da zero o generare costi imprevisti. La possibilità di modulare il servizio (livelli diversi di coverage, opzioni di co-managed SOC, estensioni a nuovi ambiti come OT o cloud) diventa un elemento di scelta importante.
La flessibilità si misura anche nella capacità di integrarsi con ciò che il cliente ha già: strumenti di sicurezza esistenti, processi interni, team locali. Un SOC percepito come “rigido” o troppo legato a un unico vendor può essere penalizzante, soprattutto per realtà che non vogliono rimanere vincolate a un solo ecosistema tecnologico. Viceversa, un partner che sa orchestrare tecnologie diverse e lavorare in modo cooperativo con i team del cliente viene visto come un alleato di lungo periodo.
Trasparenza economica e percezione del ROI
Infine, lato business, pesa molto la chiarezza con cui il valore del servizio viene presentato e misurato. I clienti esigono metriche chiare sui risultati, sulla riduzione concreta del rischio e su indicatori spendibili con il board. La trasparenza su voci di costo, la prevedibilità del modello economico e la possibilità di collegare il servizio a indicatori di rischio e di continuità operativa sono diventate condizioni quasi imprescindibili.
Un SOC che fornisce reports periodici chiari, con metriche comprensibili anche al top management (incidenti evitati, tempi di risposta, trend di vulnerabilità, simulazioni di impatto economico) facilita enormemente il lavoro di CIO e CISO. Questa capacità di dimostrare il ritorno sull’investimento, in termini sia di riduzione delle perdite potenziali sia di maggiore affidabilità percepita sul mercato, è il differenziale che sposta l’ago della bilancia quando due servizi sulla carta sembrano simili.
Il SOC di MEAD: Sicurezza Operativa 24/7, Specializzazione e Valore per il Cliente
MEAD è un System Integrator che da oltre 8 anni ha investito nel creare un reparto di SOC Italiano che opera 24x7x365, che combina attività operative continuative e competenze specialistiche per migliorare in modo misurabile la postura di sicurezza dell’azienda.
Il nostro servizio SOC/MDR permette di valorizzare gli strumenti già presenti nel portfolio tecnologico del cliente, senza creare vendor lockin e garantendo conservazione dei log senza limiti di quantità.
L’esperienza dei nostri analisti e l’uso di runbook operativi collaudati abilitano il triage degli allarmi in pochi minuti. Il nostro SOC comprende un team di Incident Response (IR) per una pronta escalation interna. Reportistica dettagliata su incidenti, attività degli analisti e andamento periodico, con momenti di condivisione anche con CISO, C-Suite e Board.













