Tendenze del brand phishing nel secondo trimestre 2026

Secondo i risultati del rapporto Check Point Research (CPR), la divisione di Threat Intelligence di Check Point Software Technologies, sul brand phishing nel secondo trimestre 2026: Microsoft continua a essere il brand più spesso oggetto di spoofing, rappresentando il 22,6% di tutti i tentativi di phishing ai danni dei marchi durante il trimestre, valore quasi doppio rispetto a LinkedIn, arrivato secondo in questa classifica.
I risultati del rapporto
“I risultati – sottolineano da Check Point – mostrano che i criminali informatici continuano a sfruttare la fiducia che gli utenti ripongono nelle tecnologie di uso comune, nei socials network, nei servizi bancari e ora anche nelle piattaforme di IA per rubare credenziali, dati di pagamento e informazioni personali”.
Nel secondo trimestre del 2026, LinkedIn si è classificato al secondo posto con l’11,6%, seguito da Google con il 6,7%, Apple con il 5,8% e Amazon con il 5,2%. Complessivamente, i primi cinque marchi più imitati rappresentano oltre la metà di tutte le attività di phishing legate ai brands monitorati in questo trimestre, sottolineando come gli autori degli attacchi si stiano concentrando su un ristretto gruppo di piattaforme riconosciute a livello globale e di cui gli utenti si fidano.
“Un cambiamento degno di nota in questo trimestre – proseguono – è rappresentato dalla prima apparizione di ChatGPT di OpenAI tra i primi dieci marchi maggiormente oggetto di usurpazione d’identità. Questo ci mostra come gli strumenti di IA sono ormai saldamente nel mirino dei criminali informatici. Man mano che le piattaforme di IA entrano a far parte dei flussi di lavoro quotidiani per abbonamenti, pagamenti e attività lavorative, diventano obiettivi allettanti per le campagne di phishing, proprio come i marchi tecnologici e finanziari già affermati.
A livello settoriale, la tecnologia è rimasta il settore più imitato, seguita dai socials network e dal settore bancario, a dimostrazione della continua attenzione degli attaccanti verso le piattaforme che custodiscono le identità degli utenti, le relazioni professionali e il denaro”.
“Il phishing dei marchi – spiega David Gubiani, Regional Director SE EMEA Southern di Check Point – sta entrando in una nuova fase in cui gli attaccanti non solo sfruttano la fiducia riposta nei nomi noti del settore tecnologico, ma si stanno anche spostando rapidamente verso le piattaforme di IA su cui le persone stanno iniziando a fare affidamento. Poiché l’IA generativa consente ai criminali di creare su larga scala e-mails più credibili, siti web clonati ed esperienze digitali false, le organizzazioni devono passare dal reagire dopo una compromissione al prevenire queste minacce prima ancora che gli utenti entrino in contatto con esse”.
I 10 marchi più bersagliati nel secondo trimestre 2026
- Microsoft – 22.6%
- LinkedIn – 11.6%
- Google – 6.7%
- Apple – 5.8%
- Amazon – 5.2%
- Adobe – 3.8%
- Facebook – 1.9%
- WhatsApp – 1.4%
- PayPal – 1.3%
- ChatGPT – 1.1%
Principali campagne di phishing osservate nel secondo trimestre 2026
“Il rapporto relativo al secondo trimestre del 2026 – evidenziano da Check Point – mette in evidenza un’ampia gamma di tecniche di phishing mirate verso i brands, che vanno dai falsi avvisi di pagamento non andati a buon fine ai negozi online contraffatti, alle pagine di accesso fraudolente e al malware camuffato da aggiornamenti software.
Una campagna ha impersonato ChatGPT Plus attraverso una falsa e-mail relativa a un errore di pagamento dell’abbonamento che indirizzava le vittime verso una pagina progettata per sottrarre i dati della carta di credito. Un’altra campagna ha utilizzato un negozio online simile a quello di Michael Kors che replicava l’intero percorso di acquisto, tra cui la navigazione, il carrello e il checkout, per acquisire le informazioni di pagamento sotto le spoglie di un acquisto legittimo.

Gli autori dell’attacco hanno inoltre creato una finta vetrina regionale di UNIQLO in un mercato in cui il marchio non opera ufficialmente; le icone dei socials media scollegate costituivano uno degli indicatori di frode.
In un altro caso, una falsa pagina di accesso a iCloud di Apple utilizzava il logo e il marchio di Apple, mentre un pulsante di accesso non funzionante suggeriva che la pagina potesse essere ancora in fase di test prima di una campagna più ampia.
Il report ha inoltre documentato una pagina di accesso a PayPal quasi identica a quella originale, con un logo distorto, il che potrebbe indicare l’uso di risorse generate dall’intelligenza artificiale, e una pagina di supporto Microsoft contraffatta che promuoveva un aggiornamento di sicurezza urgente per Office, ma che in realtà distribuiva un file eseguibile camuffato.

Il brand phishing funziona perché trasferisce la fiducia da un’organizzazione nota a un messaggio o a un sito web fraudolento. Nei casi registrati nel secondo trimestre del 2026, gli autori degli attacchi hanno sfruttato l’urgenza, un branding realistico, domini simili, pulsanti non funzionanti, links non corrispondenti e piccoli difetti visivi per ridurre i sospetti degli utenti e spingerli ad agire più rapidamente.
Phishing sempre più sofisticato grazie all’IA
L’IA generativa sta cambiando l’economia del brand phishing, aiutando gli autori degli attacchi a produrre su larga scala e-mails e siti web fraudolenti più convincenti, con la conseguenza che sia il volume che la sofisticazione di questi attacchi sono destinati ad aumentare. L’IA generativa sta, inoltre, abbassando la barriera alla creazione di siti web, e-mails ed esperienze digitali falsi ma convincenti, il brand phishing sta diventando più difficile da individuare e più facile da scalare. Dal momento che la fiducia diventa l’obiettivo primario, le organizzazioni devono partire dal presupposto che questi attacchi continueranno a crescere sia in volume che in sofisticazione”, concludono da Check Point.












