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“Quale futuro per la Vigilanza Privata?” La relazione del Presidente Balestrero all’Assemblea ASSIV 2013

Dinanzi ad una gremita, attenta e qualificata platea all'Auditorium di Via Veneto a Roma, si è svolta mercoledì 20 novembre l'Assemblea ASSIV, parte pubblica.

Proponiamo, per la rubrica di approfondimento I VENERDI' DI S NEWS, l'intervento conclusivo dell'assise, quello di Matteo Balestrero, neo confermato Presidente di ASSIV, l'Associazione Italiana della Vigilanza che, da mercoledì 20, è diventata anche “dei Servizi Fiduciari”.

Per onor di cronaca pubblichiamo oggi la relazione del Presidente ASSIV e lo facciamo con il nostro stile: riportandola integralmente, senza nulla togliere e nulla aggiungere.
L'Auditorium di Via Veneto l'ha accolta con un caldo, partecipato e lungo applauso.

Si tratta decisamente di uno spaccato del presente della vigilanza italiana con profonde, vissute ed anche oggettive analisi; ed è, nel contempo, un ricco sunto di quelle che possono essere le positive prospettive di un settore in epocale trasformazione. 

di Monica Bertolo

Relazione Integrale
del Presidente ASSIV Matteo Balestrero
all’Assemblea Annuale 20 novembre 2013,
Auditorium via Veneto, Roma


Gentili ospiti, colleghe, colleghi,
un saluto a Voi tutti ed un ringraziamento doveroso per una nuova partecipazione così qualificata e straordinaria a questa nostra Assemblea.

Vedere la sala così gremita, partecipata non può che farmi enorme piacere e costituisce al contempo una testimonianza evidente, di quanta curiosità e di quali aspettative ci siano intorno al settore.

Consentitemi di ringraziare personalmente tutti i relatori che mi hanno preceduto per la loro partecipazione e soprattutto per gli importanti contributi apportati.
Il dott.  Rodà del CSC per la precisione nel delineare gli scenari economici in cui saremo chiamati ad operare nei prossimi mesi. Il Dott. Guidi, che in un momento in cui ci si interroga, non senza ragione, sulla mission di Confindustria ne ha evidenziato i valori più autentici e cristallini. La Clarium che ha confezionato uno spaccato, forse crudo ma certamente puntuale, dello stato di salute del settore. Per concludere con i segretari Generali di Fisascat CISL e Filcams CGIL  Pierangelo Raineri e Franco Martini cui devo un ringraziamento particolare non solo per i lavori odierni ma anche e soprattutto per avere intrapreso con noi un percorso difficile ma di grandissima importanza che si è concluso nei mesi scorsi con la stipula del rinnovo del CCNL.
A voi tutti il mio più sentito ringraziamento.

Questo settore sta letteralmente attraversando una trasformazione senza precedenti. Non sarà indolore, ma certamente deve compiersi, negli interessi di tutti, il prima possibile.
Il mondo che ci siamo abituati a conoscere, quello degli IDV (Istituti Di Vigilanza, ndr.), al limite dal poter essere considerati concessionari, delle oltre 1000 licenze sul territorio Nazionale, dei regolamenti Questurili -tutti rigorosamente differenti- beh, quel mondo semplicemente a breve non esisterà più.
Non accorgersi dell’evoluzione in atto -o peggio- far finta che niente stia accadendo per acquisire facili consensi sarebbe scellerato. Non meno grave omettere questa verità ai propri Associati che si devono attrezzare per affrontare il cambiamento, piuttosto che subirlo inseguendo pie illusioni.

La verità amara è che siamo in troppi, in alcun casi inadeguati ad affrontare un’evoluzione che è epocale. In pochi anni la sentenza della Corte di giustizia Europea , cui sono seguiti la riforma del Regolamento del TULPS 2008 e l’ormai famoso DM n.269, ma soprattutto la crisi economica generale, cui  aggiungere i recenti terribili fatti di cronaca, hanno creato le condizioni per una accelerazione violentissima di questa trasformazione che, quando compiuta, sono certo vedrà nuovamente al centro qualità, merito, organizzazione e capacità di investimenti.
Gli IDV, in questi pochi anni, sono repentinamente passati dall’essere aziende con un ottimo cash flow a divenire voraci mangiatori di cassa per effetto della differenza tra tempi di incasso dei crediti, quando ci riescono, e pagamenti mensili degli stipendi…..
Molte sono le aziende in vendita , salvo che il totale dei debiti non di rado è superiore al valore stesso per cui si è chiamati a trattare. Se fossero appostate correttamente le svalutazioni dei crediti a bilancio, più d’uno sono i soggetti che dovrebbero portare i libri in tribunale.
Non sono isolati i casi di fallimento nè i provvedimenti di revoca delle autorizzazioni. Niente di mai visto prima d’ora.

Un quadro molto complicato in un mercato di riferimento, quello  domestico, in grande difficoltà. Si aggiunga che il settore si è presentato a questo appuntamento con il fiato già cortissimo…

Potrei darvi l’impressione di essere pessimista, ma età, ruolo e lavoro vi devono evidentemente convincere del contrario.

Nonostante quanto detto, sono certo che il settore ce la farà e chi saprà superare questa fase ne uscirà molto più forte e solido di prima, con prospettive finalmente anche di business , molto interessanti …

Ricordo a tutti che il debito pubblico Italiano è giunto al livello record di oltre 2 mila 77 miliardi di euro.
Il rapporto debito/Pil (mi scuserà il dott. Rodà  per l’imprecisione) è circa al 130%.
Il Pil del Paese è negativo, da anni e la ripresa, pur possibile, è però sempre rimandata nelle stime all’anno a venire …

Con questi dati pensare a maggiori stanziamenti in favore della Pubblica Amministrazione, semplicemente risulta irrealistico, oltre che fuori luogo.
Al contempo la sicurezza è un bene primario, costantemente al centro del dibattito ed è pressante la richiesta di intervento da parte della cittadinanza.
Ricordo ancora che l’Italia è il Paese in Europa con il maggior numero di addetti delle FF.OO.
Che lo Stato debba dimagrire in molti settori, il nostro incluso, procedendo con nuove deleghe in favore dei privati pare ormai non una scelta, quanto un obbligo.

E’ già avvenuto con i servizi aeroportuali,  prima di competenza esclusiva delle FF.OO. , piuttosto che portuali; si pensi alle consegne delle pensioni, per finire, provvedimento di pochi mesi or sono, con i servizi di antipirateria. 

Il momento pare maturo per ulteriori attribuzioni, magari meno complicate delle ultime che ho citato,visto che trattasi di attribuzioni che ci fanno operare in veri e propri scenari di guerra.
Nulla, anche solo per consuetudine, ci deve sembrare precluso.

Penso alla sicurezza fisica delle persone, servizi che impropriamente già vengono svolti, in particolare nelle metropoli e che oggi giustificano la presenza della Guardia giurata con la vigilanza ad effetti personali del soggetto scortato. Una modifica della norma consentirebbe non solo di uscire da questa ipocrisia, ma anche di far emergere soggetti, spesso fuori da ogni regola, con un innalzamento significativo della professionalità a tutto vantaggio dei clienti.

Per non parlare dei servizi in favore dei detenuti tema di strettissima attualità.
– In Italia abbiamo una popolazione carceraria pari a circa 66.000 detenuti
– esistono circa 206 carceri per circa 46.000 posti
– il nostro è valutato il terzultimo sistema carcerario europeo per sovraffollamento e ancora nel 2013 la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per il trattamento cui sottoponiamo i detenuti
– il corpo di Polizia Penitenziaria conta circa 40 mila addetti (se in regola/non in overbooking) in un rapporto di 1a1
– Le spese correnti del sistema carcerario italiano ammontano a circa 2,76 miliardi di Euro annui.
– Il Costo annuo per detenuto in Italia è pari a circa 42.000 euro mentre in USA è pari a 19.000 euro annui..come in Spagna. Mentre la Francia la meno parsimoniosa in area Euro, ovviamente dopo di noi, si attesta a 37.000 euro .
– Studi effettati da Università Americane hanno provato l’efficacia della gestione privata delle carceri e la qualità derivante dalla partnership con gli operatori privati. I risultati degli studi dimostrano che la collaborazione con gli operatori privati permette risparmi per l’Amministrazione pubblica che, nel lungo periodo, oscillano tra il 12% ed il 58%.

Non voglio entrare nel merito dei tecnicismi, e quindi se migliore il sistema Inglese di spinto outsourcing piuttosto che il sistema misto pubblico/privato dei Francesi: mi limito ad osservare che abbiamo basse performance a costi insostenibili.
L’impatto sul settore potrebbe essere significativo.
Cito un caso pratico per comprenderne la portata.

La costruzione e la gestione in outsourcing del nuovo carcere di Bolzano attualmente in gara per una concessione di 20 anni, se prevedesse anche la custodia – attualmente non consentita – ipotizzando un utilizzo di gpg pari al 30%  del fabbisogno stimato dall’amministrazione (155 unità lavorative), comporterebbe un appalto da 50 persone anno per 20 anni. Numeri che consentirebbero anche a imprenditori del settore di guardare, perché no, a ipotesi di project financing con uguale dignità rispetto agli stessi costruttori.

Noi ci candidiamo, ritenendo questa ipotesi un’opportunità, sperando nei prossimi giorni di poter dar vita, ovviamente se di comune interesse, ad un tavolo di confronto con ANCE ed ANIE . Costruzioni, sistemi integrati di tecnologia e vigilanza privata.

Nel corso di quest’ultimo anno sono intervenute molte novità.
La sola elencazione richiederebbe troppo tempo e vi annoierei, più di quanto già fatto, per cui cito solo le due di maggior rilievo.

La prima non può che riguardare il caso in cui sono stati coinvolti  IDV che hanno sottratto giacenze, in loro custodia, a clienti.
Quanto accaduto è gravissimo.
Pur nell’attesa di conoscere le puntuali ricostruzioni, ad opera della magistratura, i fatti sembrano chiari e non ci consentono altro che una ferma condanna.

Chi ruba, perché di questo trattasi, deve essere espulso, senza alcun genere di giustificazione.
Ciò premesso, una considerazione più ampia su alcune concause del fenomeno va certamente fatta.
Pare irragionevole aver esternalizzato servizi non secondari ma strettamente correlati alla propria attività, al punto da mettere a rischio la continuità operativa, senza aver effettuato a monte alcun tipo di selezione sui fornitori.
Parlo, prima ancora che dei requisiti di qualità, di semplice affidabilità, piuttosto che di onorabilità.
Parametri che le banche sempre tengono nella giusta considerazione quando si tratta di concedere credito.
Sfugge come la solita logica non sia stata seguita nella scelta di fornitori così delicati e per importi di tale consistenza.
Ci sembra sia stato commesso un errore di valutazione grave, cui porre rimedio quanto prima.

Sgombriamo però anche il campo dagli equivoci, perché non vorrei che essersi abituati per troppo tempo a pagare così poco possa far pensare che le tariffe siano giuste…
Tariffe pari a 16,17,18 euro a punto per prelievi o ritiri piuttosto che lo 0,24 pro millare per la contazione , sono del tutto antieconomiche e incompatibili prima ancora che con gli standard richiesti dalla Bce o da Bankitalia con qualsivoglia pretesa di qualità.
Tariffe che pure non  sono quelle pagate dall’utenza ma nella pratica, quelle effettivamente percepite dal reale fornitore del servizio. Ometto per decenza il servizio di custodia valori, certamente non privo di rischi e costi indotti, che viene svolto gratis …

Le conseguenze di queste scelte sono evidenti a tutti e i danni prodotti, anche in termini reputazionali, di gran lunga superiori ai risparmi effettuati.
Tanti gli ulteriori interrogativi:
A fronte dei sinistri il mercato nazionale continuerà ad essere coperto? Se sì a che costi?
Le richieste di risarcimento per i fatti occorsi troveranno copertura assicurativa?
In caso negativo gli intermediari saranno in grado di fare fronte con il proprio capitale?
Il network è ancora o è mai stato lo strumento giusto per garantire tali delicati servizi in un’ottica di qualità? Se sì quanto e come dovrà evolvere anch’esso il proprio ruolo?

Non mi ergo a Vate, mi permetto però di suggerire ai migliori attori e stakeholders del settore, a partire dal Ministero degli Interni, Bankitalia ed Abi, una rapidissima quanto profonda riflessione, possibilmente in un tavolo comune, per evitare di ritrovarci nella medesima penosa situazione tra 3, 6 o 12 mesi. 
Risulta peraltro improbabile che il fenomeno in questione sia circoscrivibile a soli tre casi sull’intero territorio Nazionale …

Alle banche che, non da sole, hanno subito un grave danno, concludo chiedendo di mantenere la calma.
Ci sono aziende serie, che nonostante tutto- quasi per dispetto- lavorano in qualità.
Ci sono strutture in grado di crescere e di darvi risposte positive a condizione che le promuoviate dal mortificante ruolo attuale di sub fornitori, e sottolineo della più infima categoria, a quello, più gratificante, di partner.

Sarei colpevole se non approfittassi dell’occasione per ringraziare pubblicamente BanKIT, che con competenza , serietà e coraggio sta dedicandosi alla causa, facendoci intravedere una non più così flebile speranza.
Non da meno il Ministero degli Interni che ha provveduto con tempi eccezionali ai giusti provvedimenti del caso.

Il danno reputazionale per tutti è stato eccezionale ma utile, se farà maturare una diversa consapevolezza negli utenti oltre che ad accelerare una giusta selezione nei fornitori.

Il secondo fatto di rilievo non può che essere il rinnovo del CCNL.
Rinnovo mai facile, in questo caso ai limiti dell’impossibile, ma ce l’abbiamo fatta.
Il risultato raggiunto mi sembra di straordinaria importanza.
Certo tutto è migliorabile, sempre, il sindacato penserà sicuramente lo stesso, ma non può sfuggire a nessuno il quadro generale in cui si è svolta la trattativa.
Il risultato è quello di un contratto impegnativo, ma al contempo sostenibile. Un contratto di responsabilità: non un buon risultato, ma semplicemente  il massimo risultato possibile.

D’altronde un settore che ha il costo del lavoro pari all’80% dei costi generali poteva fare a meno di una cornice contrattuale di riferimento?
La risposta per quanto mi riguarda è implicita.
Alla luce di ciò un ringraziamento pubblico a chi ha sottoscritto il CCNL con noi è obbligatorio, perché con noi, si è assunto la responsabilità non banale di un rinnovo difficile quanto utile o meglio indispensabile se si voleva dare un futuro a questo settore.
Di diversa responsabilità , grave, si è fatto carico chi ha scelto la strada della vertenzialità.

Molte sono ancora le cose da fare insieme con il sindacato .
Penso ad un avviso comune sulla vigilanza che verrà, con le necessarie azioni correttive in nostra facoltà. Piuttosto che ad una profondamente rinnovata bilateralità con l’impegno morale e l’obiettivo tassativo che per una volta a godere dei benefici non siano i consiglieri delegati ma finalmente aziende e lavoratori.
Assistenza sanitaria integrativa in favore dei dipendenti, ricerche di reale interesse per la categoria, diffusione della cultura della sicurezza.

Ad altro, che non sia altrettanto nobile, non siamo interessati.

Grazie a tutti.

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