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Tecnosicurezza: 30 anni di storia

Tecnosicurezza: 30 anni di storia

Tecnosicurezza festeggia i suoi primi 30 anni di storia: 1983-2013.
S News incontra Franco Miller, Presidente Tecnosicurezza.

Signor Miller, 30 anni di storia nella Sicurezza vuol dire “la Storia della Sicurezza Italiana”…
La sua domanda mi imbarazza alquanto; aver attraversato questi ultimi 30 anni, può anche significare di far parte della storia della sicurezza, naturalmente circoscritta al settore nel quale operiamo, ma “essere” la storia è ben altra cosa.
Riflettendo comunque, sugli anni che passano, ritengo importante sottolineare un concetto: non è così rilevante il numero degli anni, ma la qualità del lavoro che in essi si è riusciti ad esprimere.
Credo infatti, che il tempo bisogna viverlo da protagonisti, e non farsi “trascinare” dallo stesso.
Sono certo che Tecnosicurezza ha sempre operato in questa direzione e, i trenta anni che sono trascorsi, significano certamente, esperienza, conoscenza, credibilità, e non in una ottica di traguardi raggiunti, ma come tappa importante, nel cammino di una continua innovazione e sviluppo, tesi a consolidare la nostra posizione sui mercati mondiali.
In questo tipo di visione ci farebbe piacere essere considerati, parte della storia della sicurezza: la storia, infatti, parla delle imprese degli uomini e dei risultati conseguiti; l’ impronta lasciata solo dal numero degli anni trascorsi, è un fattore marginale.

Con il senno di poi, cosa si sarebbe potuto fare nel nostro settore da trent’anni a questa parte, che invece non è stato fatto, e cosa avrebbe voluto fare lei in Tecnosicurezza, che invece non è stato possibile realizzare, ma che magari si potrà concretizzare nel prossimo futuro?
E’ oltremodo difficile affrontare questa domanda, se si risponde genericamente che si sarebbe potuto fare di più, e non c’è dubbio che lo si poteva , è necessario circostanziare dove e come e quando, se si risponde altrimenti, si rischia di essere considerati presuntuosi.
Bisogna, sempre, inquadrare il contesto nel quale ci si trova ad operare, per cui esprimere giudizi in questa direzione, si rischia di essere solamente retorici.
Per quanto attiene direttamente la nostra azienda, valgono le considerazioni che abbiamo appena fatto: io sono abituato a pensare che ieri non eravamo meno capaci o impegnati di oggi, ma che le circostanze ci hanno guidato nelle scelte, e certamente abbiamo preso le decisioni che, allora, abbiamo ritenuto più consone al raggiungimento del risultato.
Ritengo che l’azienda sia stata in grado di gestire bene i grandi cambiamenti intervenuti negli ultimi anni, e che sia in grado di affrontare le nuove sfide che si profilano all’orizzonte.

Quali quindi le linee guida, i campi d’azione per Tecnosicurezza, nei prossimi anni?
Certamente l’impegno a voler mantenere aggiornati e a migliorare continuamente i nostri prodotti, in relazione alle esigenze dei mercati.
Poi una forte azione di internazionalizzazione che, già oggi, vede l’azienda fortemente orientata alla conquista di nuovi mercati, ma che va ulteriormente sviluppata, soprattutto verso i paesi emergenti, nei quali le esigenze di gestione del contante, sono divenute di grande attualità, come in occidente.
Mettiamo quindi a disposizione di questi nuovi clienti tutto il peso della nostra esperienza, garantendo ad essi il massimo impegno anche sotto il profilo formativo, che in questi casi costituisce elemento fondamentale di collaborazione.
I mercati esteri assorbono già oltre il 60% della nostra produzione, ma nei nostri programmi prevediamo di poter raggiungere velocemente, una percentuale dell’80%.

Che messaggi e quali orientamenti si sentirebbe di consigliare al settore tutto?
Come Lei sa bene, il nostro settore è molto vasto, ed io ne conosco solo una minima parte, pertanto non mi sento in grado di dare consigli a nessuno, poiché è già così difficile definire gli orientamenti per la propria azienda, che la si conosce bene, da non consentirmi di raccomandare ad altri orientamenti e strategie.
Le uniche cose che mi permetto di ricordare, ma che non riguardano solo il nostro settore, sono quelle di prestare la massima attenzione all’innovazione sia di prodotto che di processo, mantenendo sempre il migliore livello qualitativo, ed inoltre di investire molto nello sviluppo dei mercati esteri che apprezzano senz’altro il Made in Italy.
Creare una rete di vendita e di assistenza tecnica, all’estero, è un impegno notevole, i rischi non sono trascurabili, ma questo non deve costituire un alibi per non guardare oltre i nostri confini.

a cura di Monica Bertolo

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