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Security: cerco un centro di “frazionalità” permanente

Cristhian Re Il Dazebao Didattica

Le vie del Lavoro sono finite, questo scrivemmo nel 2022 nel Dazebao della Security (n.d.r. https://www.snewsonline.com/le-vie-del-lavoro-sono-finite/). Già Jeremy Rifkin lo aveva profetizzato nel 1995 con “La fine del lavoro”. Tesi, la sua, apparentemente pessimistica che lasciava tuttavia il posto a un messaggio di speranza puntando sulla proattività. L’annuncio era chiaro: l’avvento dell’era post mercato. È cambiato qualcosa? La risposta non può che essere affermativa. Oltre alla difficoltà di trovarlo (il lavoro), grava ed incombe un nuovo timore: quello di perderlo. Consapevolezza con la quale fare i conti.

Il mercato del lavoro italiano e la Security

La riforma Fornero (2012) e il Jobs Act (2015), rendono il mercato del lavoro italiano “dinamicamente fluido” innescando un processo psico-lessicale che rende incerta la proporzione tra l’auspicabile flessibilità del mercato e la gabbia oscura della precarietà nell’occupazione. In particolare, la possibilità di sopprimere il posto occupato da un determinato lavoratore (ad es. per riorganizzazione aziendale) e il CTC ovvero il contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti (tre anni) hanno ristretto quella cornice di guarentigie note alle generazioni meno giovani, determinando una situazione di oggettivo precariato generale. Se il Jobs Act si applica ai neo-assunti, la riforma Fornero, invece, a tutti i lavoratori, nessuno escluso. Se poi il lavoratore dovesse malauguratamente rientrare in entrambe le categorie, le aziende possono applicare entrambe le soluzioni, l’una di rinforzo all’altra. Chi scrive lo ha visto fare.

Dagli Anni ’70 ad oggi il mercato del lavoro in Italia è radicalmente cambiato, sia in termini numerici sia di composizione. L’occupazione femminile ha visto in circa mezzo secolo un incremento del 57% del proprio tasso, quella maschile una riduzione del 18%.

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Fig. 1 – Variazione tasso occupazionale per genere. Fonte: Istat

Il numero degli stranieri dal 1981 a oggi è cresciuto del 1.600%, passando da 321.000 a circa 5,2 milioni, di cui 2,4 attivi, cioè il 10,3% del totale degli occupati. Si tratta generalmente di persone di marcata fisicità, animati da spiccato vitalismo e quantomeno bilingue. È cecità continuare a non cogliere il dato!

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Fig. 2 – Numero stranieri in Italia. Fonte: Istat

Infine, il settore industriale (il secondario) – quello che a noi interessa in questa sede – ha subito una significativa e progressiva contrazione (oltre un terzo), passando dal 38% nel 1970 al 24% del 2020.

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Fig. 3 – Composizione del PIL per settore economico in Italia. Fonte: Istat

Globalizzazione, internazionalizzazione e vendita di diverse centinaia di storici marchi italiani nell’ultimo quarto di secolo hanno fatto il resto.

La situazione già descritta nel 2021 non sembra affatto migliorata nel tempo (n.d.r. Dazebao della Security https://www.snewsonline.com/security-manager-una-professione-in-evoluzione-da-manager-a-evangelist/) .

Rispetto all’Italia degli Anni ’70 caratterizzata da un vivace tessuto industriale, solido e ben ramificato (persino in Meridione), oggi chi entra in azienda ha molte meno probabilità di imbattersi nel manager della sicurezza (intesa non come antinfortunistica). Una probabilità che, secondo i ponderati calcoli di chi scrive, si aggira tra lo 0,009% e lo 0,014%! Un aspetto, questo, che non pare sia stato compreso a livello generale. Concentrati a fissare, difendere e magnificare il proprio orticello (o campo che sia), i Security Managers italiani non hanno contezza di quanto accade intorno a loro. Non sentono il calore che sopravanza. La terra brucia inesorabile annerendo quelle che sembravano immense praterie. Persino chi si occupa di formazione continua a forgiare ogni anno decine e decine di professionisti della sicurezza nonostante tale desolante scenario, incapace di assorbire l’offerta di nuove e fresche leve. I posti di lavoro in ambito Security sono In numero estremamente esiguo e quei pochi sono oggetto di famelici appetiti.

Ancora oggi aziende con migliaia di addetti non hanno un Security Manager ma, soprattutto, non ne avvertono il bisogno. Cose, anche queste, già dette.

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Fig. 4 – Tavola imprese e addetti. Fonte: Annuario statistico italiano 2022

Un nuovo approccio: un cambio di paradigma

Quello che non è stato ancora detto è che occorre un nuovo approccio capace di produrre un cambio di paradigma, più aderente alla realtà e meno all’immagine idilliaca proiettata nei workshops, convegni, ecc.

Che fare? Individuiamo tre linee di azione sulle quali muoversi:

  1. ostinarsi a traguardare aziende di grandi dimensioni in cerca della giusta collocazione è oggi assai limitante, non solo per le nuove generazioni orientate a questo mestiere, ma soprattutto per quei Security Managers maturi che intendono cambiare azienda o hanno perso il posto di lavoro. I nuovi targets saranno le altre imprese, quelle medie e piccole;
  2. dimentichiamoci, poi, di entrare a far parte dei quadri permanenti dell’azienda target. Spesso quest’ultima non è in grado di sostenere il costo di un professionista del genere a tempo indeterminato. La soluzione? Ce la suggerisce Andrea Pietrini nel suo libro “Fractional Manager. Una nuova professione per imprese che evolvono”, l’uomo che ha trasformato il suo dramma personale in un punto di forza da mostrare orgogliosamente al mondo intero. Il Fractional Manager, secondo Pietrini, è un manager che suddivide (“fraziona”) il suo tempo lavorativo e lo distribuisce a una o più società, in ognuna delle quali ha un obiettivo condiviso e definito, in genere a termine. Una sorta di quarta via, accanto alla dirigenza tradizionale, al temporary management e alla consulenza attraverso cui un’azienda, in genere di piccole o medie dimensioni, può accedere a risorse umane di qualità, competenze tecnico-specialistiche e comprovata esperienza per migliorare i propri processi gestionali, il conseguimento di piani e di obiettivi specifici. Quando, infatti, anche il ricorso al classico Temporary Manager a tempo pieno risulta troppo oneroso (per tempi e costi) si può sostituire con una “declinazione” più specifica: il Fractional Security Manager, una soluzione adatta al nostro ambito di interesse.
    Un esempio straordinariamente chiaro, offerto dalla Pubblica Amministrazione, è quello dell’impiego dei segretari comunali che sono funzionari indispensabili per la gestione delle attività del Municipio e per la garanzia della conformità degli atti. Trattandosi di personale di elevata professionalità, così come prevede la legge, non tutti i Comuni sono in grado di sostenerne i costi, talché si è sostanzialmente consentito a questi ultimi di consorziarsi nell’assunzione. Un singolo segretario, infatti, può servire più amministrazioni con ovvia ripartizione dei costi. Il problema non si pone per i grandi centri che possono assumere un Segretario Generale e altri professionisti coadiuvanti;
  3. siamo certi che il bisogno di sicurezza, a vari livelli, sia in verità già avvertito a livello subliminale dalla stragrande maggioranza delle aziende, ma solo in minima parte definito e in misura ancor più contenuta soddisfatto. Un bisogno ancestrale, potremmo dire, caratterizzato da un enorme potenziale inespresso. Si pensi ai sistemi di allarme (antintrusione), videosorveglianza, protezione passiva (grate, inferriate, serrature, porte blindate, ecc.), protezione di oggetti (casseforti, armadi blindati, ecc.) e così via. Come i privati così le aziende ricorrono a tali strumenti e apparati di sicurezza progettati, installati e manutenuti da società altamente specializzate, soggette a una normativa di settore stringente (L. 186/68, DM 37/08, CEI 79-3, EN 50131, ecc.).

Ebbene, se l’esigenza primaria risulta già intercettata, i ponti con le singole realtà imprenditoriali già costruiti, i canali comunicativi già aperti e collaudati e il rapporto di fiducia già instaurato perché non farne tesoro? Condizioni ideali per aiutare il business e fare del business. Si tratta semplicemente di penetrare più in profondità quelle aziende sensibilizzando gli interlocutori (più spesso la proprietà) anche sulle altre specifiche tematiche di Security capaci di generare valore aggiunto e vantaggi competitivi. Praticamente un invito a sfogliare una sorta di catalogo parallelo: una collezione di prodotti immateriali ben presenti e cogenti nella normativa di settore. Per gli amministratori più consapevoli risulterà evidente la favorevole ricaduta in termini di business e competitività. Security è anche intelligence. Avere la capacità di raccogliere legittimamente informazioni significative su un partner o un interlocutore di affari, quanto può pesare in un rapporto commerciale? Avere un orecchio che raccoglie i rumors nel fragore dei propri macchinari, quale apporto reca alla gestione? Security, a livelli adeguati, è anche tutto questo. Lo spazio restante si lascia alla fantasia di chi ha orecchie per intendere.

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Fig. 5 – Aree di Security

Le aziende installatrici di sistemi di sicurezza, i system integrators, le aziende di distribuzione a valore aggiunto e le aziende produttrici sono diventate gli autentici diffusori della cultura della Security capaci, quindi, di farsi volano stimolando quell’interesse in grado di moltiplicare posti di lavoro reali e muovere l’intero comparto. Dobbiamo ammetterlo… anche a noi stessi.

Cristhian Re

Security Manager con oltre venti anni di esperienza maturata nell’industria della difesa, dell’energia, delle multiutilities, della siderurgia e dei semi conduttori. Laureato in Scienze Politiche e in Lettere, Master of Arts in Intelligence and Security. In ambito professionale è certificato CBCI, PFSO, Lead Auditor ISO 9001, 37001, 22301, 27001, 20000-1. Articolista e membro del Business Continuity Institute Italy Chapter, del Comitato Scientifico della rivista S News e del Centro Interistituzionale di Studi e Alta Formazione in materia di Ambiente (CISAFA). Autore de “La misurazione della sicurezza” – (Ed. Bit.Book) e di “Introduzione all’analisi dei rischi” (Ed. Edisef). Ufficiale in congedo dell’Arma dei Carabinieri.

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